Quando il pittore Simone Cantarini ruppe i rapporti con il proprio maestro, Guido Reni, trovò ospitalità a Pesaro, presso il palazzo dei marchesi Mosca, ricchi mercanti bergamaschi trasferitisi nelle Marche attorno al 1550.

Il loro palazzo – esiste ancora, in una sontuosa ristrutturazione settecentesca – fu sempre aperto ad artisti e letterati, imponendosi come punto di riferimento culturale per le arti marchigiane. I marchesi mantennero la fama della loro ospitalità anche nei secoli successivi, accogliendo nelle sale del palazzo personalità come Casanova, Stendhal e lo stesso Napoleone.

Cantarini abitò presso i Mosca nel 1637, rimanendo sempre legato ai suoi illustri ospiti. Proprio per loro, probabilmente, dipinse questa Madonna col Rosario, in un anno molto vicino al 1640; le sue dimensioni ridotte ne fanno un tipico esempio di dipinto riservato ad una devozione domestica, su un altare di casa o su una parete della camera da letto.

Le due figure sono in posizione centrale rispetto alla tela ed esaltano la figura della Madonna come “Regina del Cielo”, seduta sul trono di nubi con la testa posta nel mezzo di una fonte di luce dorata, attorno alla quale si apre il cerchio dei serafini. Tuttavia, lo sguardo e il gesto delle due figure, rivolte al basso, verso lo spettatore, rafforzano l’idea di un contatto diretto tra il paradiso e chi prega davanti a quell’immagine.

Madonna del Rosario - Itinerari Brescia - Foto del Dott. Fiorenzo Fisogni

I modelli del Cantarini sono quelli raffaelleschi, in questa fase. Dopo il soggiorno romano, a metà degli anni Quaranta, saranno le suggestioni della pittura dei Carracci a dominarne la produzione. Come nei modelli di Raffaello, infatti, la pittura è limpidissima e luminosissima; le espressioni sono caratterizzate da una quieta e benevola dolcezza.

Il dipinto fu acquistato da Paolo Tosio nel 1821. Fu il conte Teodoro Lechi, appassionato e collezionista di arte, a segnalare al Tosio un gruppetto di tre dipinti disponibili sul mercato antiquario: la presente Madonna del Cantarini, la Testa di angelo di Raffaello e la Madonna del garofano, all’epoca ritenuta dello stesso Raffaello.

Erano di proprietà della famiglia Ercolesi di Pesaro, che fu costretta a vendere alcune opere d’arte a causa di problemi finanziari. Il lotto di opere era indivisibile: gli acquirenti avrebbero dovuto comprarle tutte e tre: da allora sono riunite nella Pinacoteca Tosio Martinengo, nel nucleo originario donato al Comune del conte Tosio.

Fiorenzo Fisogni