Per raggiungere Serle e da lì l’altopiano di Cariadeghe, si percorre la strada statale 45bis che da Brescia porta in direzione del lago di Garda o la tangenziale sud; si raggiunge l’abitato di Nuvolento e da lì si seguono le indicazioni per Serle.


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Dopo aver superato numerose frazioni, che un tempo si sarebbero dette sparse, ma ormai tutte unite da una lunga strada, si giunge all’ingresso dell’altopiano. A questo punto basterà seguire i cartelli turistici con l’indicazione “Monumento Naturale Altopiano di Cariadeghe”.

Veduta dell’Altopiano dal monte Orsino - Itinerari Brescia - Fotografia di Francesca Emer ©

Superato l’abitato di Villa, ultima e più elevata delle frazioni, si dovrà prendere la strada asfaltata che raggiunge rapidamente l’altopiano, alla cui “porta” sono stati realizzati alcuni parcheggi per proseguire, più adeguatamente, a piedi; fra questi è molto comodo il parcheggio di fronte al Rifugio degli Alpini, posto fra l’altro sul bivio della strada principale di Cariadeghe con quella che porta al monastero di S. Bartolomeo.

La porzione di altopiano compresa nel Monumento Nazionale e nella cosiddetta “area di rispetto” è attraversato da una fitta rete di stradine e di sentieri. I tracciati principali sono segnalati sul terreno con appositi cartelli indicatori, che ne recano anche la numerazione e facilitano così la visita, rendendo più facili, divertenti e sicure le escursioni.

La limitata ampiezza del territorio consente una visita generale dei percorsi principali, con una buona camminata, nell’arco di una giornata.

Veduta di alcune cascine sull’Altopiano - Itinerari Brescia - Fotografia di Francesca Emer ©Conformazione di rocce calcaree affioranti - Itinerari Brescia - Fotografia di Francesca Emer ©

Ma cosa ha da offrire l’altopiano di Cariadeghe?

Esistono elementi il cui primo impatto non è in grado di suscitare grandi emozioni, perché non sono facilmente visibili nemmeno ai più attenti, o sono tanto nascosti da essere assolutamente invisibili. Ma esistono e fanno parte di quel passaggio nascosto e misterioso che può essere goduto solo se veramente capito.

Cariadeghe esprime infatti meglio di qualunque altro luogo della provincia tutte le caratteristiche dell’altopiano carsico. Qui, nel tempo, l’acqua ha giocato con la roccia e ne sono nate morfologie del tutto particolari che, una volta imparata la loro lettura, potranno raccontare molte storie interessanti non solo di acqua e di roccia, ma anche di mondi sotterranei, dei loro aspetti peculiari, della loro evoluzione e della loro tenace e paziente esplorazione.

Con un po’ di pazienza si può conoscere meglio l’altopiano, “capirlo” attraverso le forme con cui si manifesta e questo permetterà di “vedere” molte più cose di quante non se ne potessero immaginare.

Il carattere che più immediatamente si manifesta nel paesaggio di Cariadeghe è la boscosità. Qui tutto è ammantato dal bosco, la cui tipica vegetazione è mesofila (composta cioè aggruppamenti forestali che esigono una moderata ma continua disponibilità di acqua) rotto solo qua e là dalle poche aree prative esistenti.

Nel territorio dell’altopiano si evidenziano pregevoli raggruppamenti di alberi ad alto fusto, come nel caso dei boschetti di betulle o dei cerri, o ancora alberi isolati di grande valore estetico per la mole monumentale, come avviene per diversi faggi, castagni e carpini. Ma c’è dell’altro nel paesaggio di Cariadeghe.

Monti che incorniciano Cariadeghe - Itinerari Brescia - Fotografia di Francesca Emer ©

Percorrendone i sentieri e le stradine, è inevitabile notare la particolarità del territorio, singolare nel suo modellamento, ma anche per la possibilità di osservare un suggestivo panorama.

Sulla cresta del monte si può godere verso Nord di un panorama vastissimo che, nelle giornate pulite, mostra mezza provincia; più a sud, verso S. Bartolomeo, si può vedere l’altra mezza. Ma all’interno di Cariadeghe, ci si trova in una grande conca dai bordi rialzati oltre i quali divallano ripidi versanti, la quale dà l’impressione di essere circondati da un orizzonte sempre uguale.

I boschi dell’altopiano - Itinerari Brescia - Fotografia di Francesca Emer ©

Il terreno dal fondo ondulato, è spaccato da un grande numero di buche e depressioni del terreno di ogni dimensione e profondità, accostate le une alle altre, così da lasciare fra esse solo tortuosi rilievi su cui corrono i sentieri.

Nel bosco all’ora del tramonto - Itinerari Brescia - Fotografia di Francesca Emer ©

Da lontano, la loro presenza è mascherata dal pareggiamento della vegetazione, crescendo più alti gli alberi quando sono sul fondo, nel tentativo di ricevere luce; ma quando si è immersi nel bosco, la loro profonda ombrosità umida di muschi e felci incuriosisce ed attrae.

Tutte queste buche nel terreno, sono le doline. E invece l’acqua dove si trova? La totale assenza di acque superficiali è uno dei connotati più evidenti di un paesaggio carsico come questo. Le precipitazioni meteoriche non riescono quasi mai a dar corso in superficie a corsi d’acqua; questa viene immediatamente assorbita nel sottosuolo, catturata dalla miriade di fessure della roccia, per generare in profondità torrenti e fiumi senza cielo.

Le doline di soluzione normale si formano, come tanti imbuti, proprio là dove più facilmente l’acqua inizia il suo viaggio sotterraneo, nei punti del terreno con un maggiore numero di fratture, che offrono minore resistenza all’azione dell’acqua, portando via la roccia. Nel tempo, questa azione diviene sempre più concentrata sul fondo dell’imbuto, per cui le doline sono destinate ad aumentare di profondità e diametro, talvolta fondendosi quando attigue, per dare origine a depressioni molto vaste. In rari casi in cui l’imbuto terroso è sostituito da un largo pozzo dalle pareti verticali in roccia viva, dovuto al cedimento del soffitto di una cavità sottostante, si può parlare di doline di crollo.

Non solo le doline connotano il paesaggio carsico; anzi, in presenza di una fitta copertura boscosa la loro evidenza è meno immediata di certi altri aspetti, come le distese di rocce nude affioranti. La superficie dei loro strati è scolpita, scanalata, traforata e frastagliata.

Uno dei tanti sentieri immersi nel verde - Itinerari Brescia - Fotografia di Francesca Emer ©Ingresso di una delle maggiori grotte, il “Büs del Budrio” - Itinerari Brescia - Fotografia di Francesca Emer ©

I piani variamente inclinati sono percorsi da scanalature parallele, separate da lame taglienti, scavate da molti rigagnoli d’acqua che scorrono lungo la linea di massima ; sono i campi solcati, o karrenfeld.
In Cariadeghe si può notare che la maggiore partecipazione di doline è concentrata nella zona centrale, la più depressa dell’altopiano, mentre le distese di rocce nude con esistenza di karren sono presenti lungo i versanti delle elevazioni che circondano la conca.
I karren sono forse l’aspetto più diretto e tangibile, quello che cade sotto gli occhi di tutti, dell’azione dell’acqua sulla roccia.

I protagonisti indispensabili perché si realizzino forme e fenomeni carsici sono essenzialmente l’acqua e la presenza di rocce carbonatiche, come i calcari (costituiti in prevalenza da carbonato di calcio) e le dolomie (formate da carbonato di calcio e di magnesio).

Naturalmente, di volta in volta, entrano nel gioco altri fattori, come ad esempio il clima locale dell’area in cui sono presenti tali rocce. È logico pensare che il carsismo sarà tanto più accentuato, presenterà cioè forme più sviluppate e vistose, quanto più saranno abbondanti le precipitazioni, così come sarà favorito da purezza e solubilità della roccia.

Dall’interno di una grotta (Budrio) - Itinerari Brescia - Fotografia di Francesca Emer ©

Esistono rocce che, per loro natura, sono perfettamente idrosolubili, come il gesso e il salgemma, ma la loro presenza nel mondo e l’estensione dei loro affioramenti non sono così rilevanti come invece accade per le rocce carbonatiche.
Di per sé l’acqua pura non è in grado di sciogliere il carbonato di calcio. Essa deve arricchirsi di anidride carbonica, che trova negli strati superficiali del suolo organico, l’humus, divenendo così acido carbonico, trasformandolo in bicarbonato di calcio, infine solubile.

La tipologia di calcare che affiora sulla maggior estensione dell’area di Cariadeghe è quella della “Corna”, generalmente un calcare biancastro molto puro, compatto e massiccio. Questo appoggia sulla sottostante formazione del “Calcare di Zu”, di colore grigiastro, fossilifero, meno puro, ricco di argille, marnoso (La marna è una roccia sedimentaria, di tipo terrigeno, composta da una frazione argillosa e da una frazione carbonatica).

In un massiccio carbonatico, accade di frequente che le acque piovane, anziché formare corsi d’acqua superficiali, vengano drenate al suo interno, cioè lo “attraversano”, perdendosi in profondità. L’assorbimento può avvenire in maniera sparsa, ad esempio in presenza di karren e rocce fittamente fessurate, oppure in modo concentrato in singoli punti, come possono essere le doline, soprattutto se aperte sul fondo con una fessura detta inghiottitoio.

Tramonto su Serle e l’Altopiano - Itinerari Brescia - Fotografia di Francesca Emer ©

Non raramente si hanno vere e proprie perdite di corsi superficiali, quando presenti, che si inabissano. Il drenaggio è controllato dalle frequenti discontinuità del corpo roccioso (faglie, fratture); queste vengono allargate dalle acque formando dei pozzi con andamento verticale. Man mano che i torrentelli confluiscono a formare corsi d’acqua sempre più grandi, la pendenza si attenua e lo scorrimento diviene orizzontale.

Dopodiché, le acque possono percorrere tragitti sotterranei lunghissimi, per poi riaffiorare dalle sorgenti poste più a valle. Dopo avere infatti attraversato la montagna ed aver compiuto un certo dislivello, possono incontrare delle particolari condizioni (come ad esempio rocce impermeabili), che ne determinano l’arresto e l’accumulo; in genere, in corrispondenza del livello di base, ai margini del massiccio carbonatico, l’acqua riemerge in superficie dalle risorgenze carsiche. Queste possono essere perenni, quando vi è sempre acqua in uscita, oppure intermittenti, quando l’erogazione avviene solo in corrispondenza di intense precipitazioni.

Testo e Fotografie tratti dalla tesi di Francesca Emer: ” LA VALORIZZAZIONE DELL’ALTA VALLE DEL GARZA, DELLA VALLE DEL VRENDA E DELL’ALTOPIANO DI CARIADEGHE – Reportage fotografico tra marketing territoriale e sapori della natura”.

Francesca Emer possiede un interessante sito internet e una meravigliosa pagina Facebook. Vi consigliamo di visitarle.