È stata riaperta nel 2013

La chiesa di Santa Maria dei Miracoli deve il proprio nome all’immagine quattrocentesca della Madonna col Bambino ora conservata sull’altare maggiore ma, originariamente, affrescata sul muro della casa del signor Federico Pelaboschi.


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Dopo che, tra 1483 e 1484, si levarono voci circa presunti miracoli operati dalla Vergine, il Comune decise di acquistare la casa (1486) e di erigere un’edicola attorno all’immagine, che divenne immediatamente un luogo di pubblica devozione. Il Pelaboschi fu ricompensato con una somma in denaro e con l’assegnazione al figlio Carlo della cappellania della futura chiesa e delle sue rendite.

Santa Maria dei Miracoli

Il cantiere per la nuova chiesa fu avviato il 17 luglio 1488. Non è facile ricostruire le fasi esecutive della facciata in pietra di Botticino, un grandioso e complesso apparato decorativo di schietta impostazione rinascimentale, ricco di grottesche, simboli religiosi e profani.

Santa Maria dei Miracoli

La venerazione popolare…

L’edicola centrale, che accoglieva l’immagine della Madonna, sembrerebbe costituire la parte più antica (1493), orientata sulla strada, che diventava lo spazio sacro rivolto all’immagine miracolosa. Nonostante la recente scoperta della data 1500 incisa su un cartiglio esterno, è certo che alcune modifiche sostanziali furono apportate alla facciata nel 1520 e nel 1560, anno in cui il tagliapietre Jacopo Faustinelli amplia il fronte con il coronamento superiore: malgrado le interruzioni dovute alla mancanza di fondi, gli scultori incaricati riuscirono a mantenere una grande uniformità tra gli interventi, con grande sensibilità antiquaria.

Con la decisione di erigere la nuova chiesa, l’affresco fu staccato e rimontato in controfacciata, proprio in corrispondenza della nicchia esterna. Autori del progetto potrebbero essere i fratelli Bartolomeo e Giovanni Sanmicheli, tra i più quotati del periodo, attivi anche nel cantiere della Loggia.

Santa Maria dei Miracoli

La chiesa sanmicheliana si limitava alla cupola immediatamente addossata alla facciata e a due volte a botte, originando un organismo stretto e lungo, parallelo alla strada. Dal 1521 l’edificio fu ingrandito e completato con altre tre cupole, raccordate tra loro da volte a botte, secondo lo schema del quincunx, assai diffuso in area veneziana e veronese. Con il nuovo assetto, per esplicita volontà di Carlo Borromeo, nel 1581 l’affresco votivo fu trasportato nel presbiterio.

Santa Maria dei Miracoli

I milanesi Gasparo da Coirano e Antonio della Porta detto il Tamagnino, nel 1489, terminarono la decorazione scultorea della cupola; al primo spettano i Dodici Apostoli, al secondo la serie di bellissimi dodici Angeli. Il confronto tra i due artisti fu all’origine dei dissapori tra le rispettive botteghe. Nonostante la “vittoria” di Gasparo, favorito dai committenti, la grande abilità di Tamagnino fu all’origine di importantissime commissioni, culminanti con i Cesari della Loggia e la facciata della Certosa di Pavia.

Per decorare il presbiterio fu indetta una vera e propria gara, il 28 marzo 1590; furono interpellati quattro pittori per altrettante tele a soggetto mariano. I dipinti sarebbero stati comunque acquistati dalla chiesa, ma un giudizio collegiale avrebbe decretato il migliore. Vinse la Natività di Maria di Tommaso Bona, considerata modernissima nel suo interno notturno a lume artificale, da leggersi come intelligente recupero della poetica luministica savoldesca, più che improbabile anticipazione caravaggesca.

Santa Maria dei MiracoliSanta Maria dei Miracoli

La Purificazione di Maria di Grazio Cossali si distinse per la grandiosa architettura, mentre l’Assunzione di Pietro Marone piacque per la classica monumentalità, memore dell’analoga tela di Moretto in Duomo vecchio. La straordinaria Annunciazione di Pietro Maria Bagnatore, aggiornata al migliore manierismo romano e cromaticamente smagliante, non fu molto gradita al gusto più intimistico della cultura locale.

Il bombardamento del 1945

Nei secoli successivi la chiesa divenne punto di riferimento per molti artisti. I bombardamenti del 1945 distrussero parte del’edificio e dell’apparato decorativo, ricostruito e restaurato con i pezzi originari degli elegantissimi fregi quattro-cinquecenteschi che incorniciano gli spazi della chiesa, ai quali avevano lavorato, in anni differenti, gli stessi Gasparo da Coirano e Tamagnino, Antonio Faustinelli, Martino da Bissone, Bernardino da Antegnate e Vincenzo Barbieri. Paradossalmente, la distruzione degli strati sei e settecenteschi ha conferito alla chiesa quell’immagine di purezza quattrocentesca che, effettivamente, doveva averla caratterizzata per pochissimo tempo.

Santa Maria dei Miracoli

Si perse la decorazione delle cappelle seicentesche, con i relativi stucchi e con i molti lavori di Pietro Ricchi e di Bernardino Gandino; furono sepolti dalle macerie anche i dipinti e gli affreschi di tutti gli artisti che, nel Settecento, grazie alle numerose elemosine e ai lasciti testamentari, avevano potuto decorare la chiesa: Francesco Monti, Giovanbattista Sassi, Giulio Quaglio.

Le tele sagomate superstiti nelle campate laterali possono suggerire la tipologia originaria della decorazione settecentesca, improntata ad un luminoso rococò. Nella destra, Cristo e l’adultera di Domenico Romani; nella sinistra, soprattutto, le tre vaporose tele del bergamasco Enrico Albricci con la Guarigione del lebbroso, la Parabola del Fariseo e Cristo e la Samaritana, punto culminante di una serie di dipinti che il pittore consegnò tra 1749 e 1754.

Santa Maria dei MiracoliSanta Maria dei Miracoli

Ad Antonio Calegari spetterebbero le due sculture nelle nicchie esterne con Sant’Anna e Maria Bambina e San Giuseppe e Gesù Bambino, mutilate dalle bombe ma ancora perfettamente leggibili nella vivacità del panneggio e dalla schiettezza della posa.

La Pala Rovelli di Moretto, firmata e datata nel 1539, fu depositata nella Pinacoteca Tosio Martinengo e sostituita da una buona copia di Giuseppe Ariassi già dalla fine dell’Ottocento.

Fiorenzo Fisogni

Fotografie di Laura Gatta