Girolamo di Romano, detto il Romanino, fu uno dei più importanti protagonisti del Rinascimento lombardo e in particolare della scuola bresciana. (1484 circa-1566 circa). Nacque infatti a Brescia intorno al 1484, e la sua prima formazione si rifà all’arte veneziana, soprattutto di Tiziano e Giorgione, e all’opera di un importante pittore e incisore quale Albrecht Dürer. Successivamente subentrarono anche influenze dell’ambiente milanese (Zenale e Bramantino), evidenti nell’attenzione alla prospettiva e nella monumentalità delle rappresentazioni.

Romanino, uomini nudi. Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi. Firenze - Itinerari Brescia

Nel 1513 si trasferisce a Padova, dove nelle sue opere combina riferimenti a Tiziano e a Bramante; nel 1521, dopo essere stato a Cremona, inizia con il Moretto la decorazione della cappella del Sacramento nella chiesa di S.Giovanni Evangelista a Brescia, conclusa dopo essere stata interrotta verso la metà degli anni ’40.

Romanino Madonna con bambino. Olio su tavola riportato su tela. Parigi, Louvre - Itinerari Brescia

Intorno alla fine degli anni ’20 realizza il Sant’Antonio da Padova con donatore del duomo di Salò e l’Incoronazione della Vergine con santi, influenzata dall’arte del Moretto.

 

Negli anni 1531-1532 lavora a Trento, e lontano dall’ambiente bresciano e veneto si sente più libero di esprimere la sua vena anticlassicista, marcando l’irruenza espressiva dei volti con uno stile quasi grottesco, in una gestualità violenta che sembra anticipare il Barocco.

Romanino Crocifissione. Santa Maria della Neve a Pisogne, Brescia - Itinerari Brescia

Sempre in questo periodo lavorò nelle chiese di Santa Maria della Neve a Pisogne, Santa Maria Annunciata a Bienno e Sant’Antonio a Breno, in Val Camonica; è infatti riscontrabile lo stesso stile anticonvenzionale di Trento nella rappresentazione realistica e grottesca delle figure e dei corpi.

Romanino Pisogne

Negli ultimi anni della sua attività collaborò con il genero Lattanzio Gambara nella realizzazione di ante d’organo per il Duomo Vecchio e dei cicli nei Palazzi Averoldi e Lechi a Brescia.

L’arte del Romanino è dirompente, libera da schemi e regole, in contrasto con i canoni tradizionali e a tratti quasi ironica e beffarda, sicuramente in contrasto con il clima conservatore della Controriforma.

Fu uno dei pochi artisti che seppe interpretare gli eventi del suo tempo: vive nei suoi occhi rimasero le immagini dell’occupazione di Brescia (1509-1516) operata dalle truppe della Lega di Cambrai, un’alleanza voluta dal papa per contrastare il potere di Venezia. Saccheggi, carestie, epidemie e devastazioni spinsero il Romanino a rappresentare la cruda realtà, visibile nella gestualità esasperata e nell’aspetto vissuto delle sue figure.