Tutto iniziò con un lungo soggiorno a Venezia…

Il bresciano Altobello Averoldi aveva condotto una folgorante carriera ecclesiastica, che l’aveva portato a diventare nunzio apostolico presso la Repubblica Serenissima, carica che ricoprì per due lunghi periodi: dal 1517 al 1523 e dal 1526 al 1530. Durante la sua residenza a Venezia, ebbe modo di conoscere Tiziano e di commissionargli, nel 1519, un polittico da collocare nel coro della chiesa dei Santi Nazaro e Celso a Brescia.


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Un’opera “moderna” al posto di quella del Foppa

Fu probabilmente lo stesso committente a richiedere a Tiziano un polittico, tipologia che stava lentamente andando fuori moda nei centri maggiori del rinascimento italiano, essendo legato ad una cultura più schiettamente tardogotica. La scelta di Averoldi fu forse dettata dalla volontà di uniformarsi a quella che era la vecchia chiesa di San Nazaro, assai diversa da quello splendido esempio di classicismo in cui fu trasformata nella metà del Settecento. Inoltre, il nuovo dipinto doveva sostituire un grande polittico di Vincenzo Foppa, terminato solo tre decenni prima: un polittico “moderno” si sarebbe posto in soluzione di continuità e avrebbe rispettato la tradizione locale.

Lo splendido polittico Averoldi di Tiziano

Fu la grandezza dell’artista, invece, a concepire le cinque tavole del polittico come un insieme di scene unificate non tanto dal paesaggio, quanto da un punto di vista unico e dal colore. L’idea di unificare le diverse scene non era nuova, in sé, visto il precedente della pala che Andrea Mantegna aveva realizzato per la chiesa di San Zeno a Verona; Tiziano, tuttavia, riesce qui ad ottenere uno straordinario effetto di unità cromatica ed emotiva, per certi versi inedito.

Lo splendido polittico Averoldi di Tiziano

L’imponente Risurrezione

Fulcro del polittico è la Resurrezione di Cristo (278×122 cm), che acquista risalto emotivo dal paesaggio rischiarato dalla luce dell’alba; la posa di Cristo che si libra nel cielo è trionfante, quasi che l’artista fondesse l’iconografia della Resurrezione con quella dell’Ascensione.

In alto trova posto l’Annunciazione, divisa in due riquadri diversi con l’Angelo annunziante (79×65 cm) e la Vergine annunciata (79×65 cm); l’Annunciazione intesa, secondo la tradizione, come il punto di inizio della storia che avrebbe portato alla salvazione.

Lo splendido polittico Averoldi di Tiziano

Sulla sinistra, i Santi Nazaro e Celso con Altobello Averoldi (170×65 cm); i due santi titolari della chiesa invitano il ricco committente alla contemplazione della Resurrezione, in un’atmosfera che diventa intima e raccolta grazie all’ombra diffusa, entro cui spiccano i bagliori dell’armatura di San Nazaro.

Lo splendido polittico Averoldi di Tiziano

Il celebre San Sebastiano

La porzione più famosa resta, da sempre, il San Sebastiano (170×65 cm): fece grande scalpore quando ancora non era ultimato nella bottega che Tiziano teneva presso San Samuele. La posa disarticolata – suggestionata dai Prigioni di Michelangelo – le membra studiate perfettamente e l’espressione umanissima, rendono il San Sebastiano bresciano assai diverso rispetto alla tradizione che lo voleva legato alla colonna e trafitto da molte frecce; così dipinto, il santo acquista quella concentrazione emotiva che spinge lo spettatore alla meditazione, al pari dell’Averoldi sul lato opposto.

Si sviluppa così un meccanismo di unità che va oltre l’idea rinascimentale di spazio, ma che parte dal coinvolgimento del fedele che si trova fisicamente a meditare assieme al nunzio apostolico bresciano, parte attiva del dipinto.

Tra 1824 e 1826, le tavole sono rimontate entro una nuova cornice neoclassica, più coerente con l’interno della chiesa.

Da non perdere!

Nei pressi potete visitare la chiesa di Santa Maria dei Miracoli, quella di Santa Maria degli Angeli, il Santuario delle Grazie, la Pallata, la chiesa della Pace, quella di San Francesco e la modernissima piazza della Vittoria col primo grattacielo d’Italia.

Fiorenzo Fisogni

Fotografie di Laura Gatta