Undici chilometri. Una distanza breve ma che separa due realtà completamente diverse; basta percorrerli per lasciare il centro di Brescia e, superato l’abitato di Nave, ritrovarsi alle porte dell’antica pieve della Mitria.


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La chiesa sorge in un contesto incontaminato ai piedi di un grande marroneto nel cuore della valle del Garza. La pieve, prima chiesa della valle, fu fondata in tempi antichi ed i primi documenti scritti che ne parlano risalgono al 1051 sebbene si conservino alcuni reperti più antichi di epoca longobarda.

Esterno della Pieve di Mitria - Itinerari Brescia - Fotografia di Andrea Minessi

L’edificio chiesastico accoglie il visitatore con la sobria facciata a capanna impreziosita unicamente dal portale in Botticino del XVII secolo e dal cornicione in cotto decorato con formelle ad archetti trilobati. Spesso la semplicità della facciata trae in inganno il visitatore che entrando si trova catapultato in un piccolo scrigno d’arte.

Esterno della Pieve di Mitria - Itinerari Brescia - Fotografia di Andrea Minessi

Lungo la sola navata, completamente coperta da volte affrescate, si affacciano otto cappelle in cui si dispiega un apparato pittorico composto da pale d’altare, storie di santi ed immagini ex-voto; un insieme di opere che abbraccia oltre quattrocento anni di arte.

Interno della Pieve - Itinerari Brescia - Fotografia di Andrea MinessiInterno della Pieve - Itinerari Brescia - Fotografia di Andrea Minessi

La cappella del Santissimo, la prima entrando sulla sinistra, è caratterizzata da una piccola abside poligonale sulla quale sopravvivono i lacerti di una vasta ultima cena del XVI secolo mentre nelle lunette superiori sono raffigurati gli episodi della Passione.

Le fa da contraltare nella cappella opposta una grande deposizione attribuita al Maestro di Nave del 1501. Proseguendo domina la Cappella Stefana una pala ad affresco con la Pietà fra i Santi Rocco e Sebastaiano; si tratta di un dipinto del 1512 dal forte pathos emotivo, nel raccoglimento dei santi e nel dolore della Vergine, accostato da alcuni critici alla mano di Altobello Melone.

Interno della Pieve - Itinerari Brescia - Fotografia di Andrea MinessiCappella del Santissimo - Itinerari Brescia - Fotografia di Andrea Minessi

Nella stessa cappella e nella successiva troviamo, in parte coperti dal setto murario, gli affreschi dell’Ultima Cena, del XIII secolo, e le Storie di Sant’Orsola dei inizio ‘300. La cappella di San Francesco è la più ricca; interamente affrescata essa riporta entro un impaginato architettonico rinascimentale le scene della vita del santo assisiate realizzate alla fine del XV secolo.

Di fronte la cappella di Sant’Antonio Abate vanta una bella pala ad affresco del XV secolo sotto la quale, parzialmente celato dalla mensa dell’altare, si conserva un Crocefisso appartenente ad una più vasta Maestà del XIII secolo in gran parte celata da affreschi successivi.

Il presbiterio è dominato dal fastoso altare barocco in legno dorato malauguratamente depauperato di molti elementi nel corso degli anni. Alle spalle dell’altare due grandi affreschi attribuiti alla scuola del Ferramola ritraggono i Dodici Apostoli entro finte absidi.

Particolare della Cappella San Francesco - Itinerari Brescia - Fotografia di Andrea MinessiParticolare di un affresco interno - Itinerari Brescia - Fotografia di Andrea Minessi

Li affiancano due dipinti di grande interesse sul lato sinistro: la Sacra Famiglia con i Santi Antonio di Padova e Nicola da Bari, attribuita ad Alessandro Bonvicino detto il Moretto, e la Cacciata dei Marani e Todeschi del 1517 in cui compaiono raffigurate nel paesaggio le antiche cartiere della valle.

Ricorre più volte in tele ed affreschi l’immagine dell’Annunciazione a Maria a cui la chiesa è dedicata. Curiosa è la collocazione del campanile che entra nella chiesa occupando gran parte dell’ultima cappella di destra prima dell’arcosanto; una localizzazione dovuta al riuso di strutture più antiche ascrivibili al XII secolo.

Se gli affreschi sono il vanto della chiesa non son da meno i resti archeologici. Sebbene molto sia ancora celato sotto il pavimento in cotto del ‘400, ma riposato nel XVII secolo, troviamo frammenti di epigrafi, are pagane sino ad arrivare al celebre bassorilievo del dio Ercole immurato entro uno dei setti della chiesa.

Testo e Foto di Andrea Minessi