Lo troviamo ovunque a Brescia: dal Capitolium alle più importanti chiese, il marmo di Botticino è senza dubbio uno dei più importanti protagonisti della nostra città e della sua bimillenaria storia.

Il marmo di Botticino e la sua storia

Il marmo pregiato e ricercato che arreda le nostre case donandoci un motivo di vanto, è una roccia metamorfica originata dalla trasformazione dei calcari, nel processo che prende il nome di metamorfismo, ovvero il cambiamento di forma. Questo fenomeno è dovuto ai continui cambiamenti di temperatura e pressione nella profondità del sottosuolo. Ma allora perché è possibile ammirare il paesaggio delle cave? La risposta è semplice: le rocce metamorfiche visibili ad un’altezza di gran lunga superiore rispetto a quella superficiale sono emerse in seguito all’azione degli agenti atmosferici o ai movimenti della crosta terrestre. Esistono tante varietà di marmo utilizzate nell’edilizia: il marmo bianco è quello tipico di Carrara, mentre quello di colore giallo è il Marmo di Botticino Classico. Quest’ultimo risulta essere particolarmente pregiato, pertanto viene ampiamente utilizzato sia nell’edilizia residenziale, sia in quella monumentale.

Il marmo di Botticino e la sua storia

Non si hanno molte testimonianze dell’attività di estrazione ed utilizzo del marmo nell’epoca dell’impero romano. Quello che però è certo è che sono pervenute numerose incisioni sul marmo di Botticino, dunque si può dedurre che in quel periodo storico questo materiale fosse presente in grandi quantità. Il marmo fu largamente utilizzato per la costruzione di edifici monumentali bresciani quali il Capitolium e il teatro romano.

Il marmo di Botticino e la sua storia

Il problema principale di questa attività durante l’Impero Romano era quello legato all’estrazione: i romani infatti erano alla ricerca di una tecnica estrattiva efficiente e dopo tanti esperimenti trovarono il riscontro migliore nella tecnica dell’olivella che facilitava l’estrazione dei blocchi di marmo attraverso l’utilizzo di un anello meccanico inserito in una cavità praticata previamente sulla facciata del blocco. Il popolo dei romani era molto preciso in queste attività e lasciò alle popolazioni successive una grande eredità dal punto di vista tecnico.

Il marmo di Botticino e la sua storia

Ma il periodo successivo, il Medioevo, non fu affatto proficuo per l’estrazione marmifera che visse una situazione di stallo. Furono invece sfruttati i materiali di recupero nella costruzione dell’edificio della Pallata e della Torre d’Ercole che risalgono a quel periodo. Nuovi progressi si registrarono invece nei secoli successivi, quelli del Rinascimento.

Il marmo di Botticino e la sua storia

Risalgono al Cinquecento le prime informazioni certe ed affidabili sull’estrazione del marmo nelle cave di Botticino e Rezzato. Comparve per la prima volta il termine medoli tuttora utilizzato per designare le cave. Tra il Quattrocento e il Cinquecento gli operai delle cave cominciarono a specializzarsi in questo mestiere e nel 1462 venne stipulato un primo contratto per la fornitura di colonne di marmo tra il Monastero di S. Eufemia e due Maestri lapidici di Cavegnago. Nel Settecento nacquero nuove figure professionali tra cui lo scultore, il tagliapietre, lo statuario e l’intagliatore.

Il marmo di Botticino e la sua storia

Il tramonto dell’Ottocento è segnato dalla nascita dell’imprenditore collaboratore in cooperative come quella fondata nel 1921 tra lavoratori di marmo ed affini, oppure quella del 1926 intitolata I Fratelli Lombardi di Botticino che controllava oltre metà dell’attività delle cave.
L’attività, con il passare del tempo, diveniva sempre più florida, tanto che nel 1958 furono estratte ben 209.919 tonnellate di marmo.

Il marmo di Botticino e la sua storia

Tratto dalla tesi di Letizia Tonolini: LA FATICA DEL MARMO – Esperienza di un reportage sulla Via del Marmo”. L.A.B.A. – Libera Accademia delle Belle Arti di Brescia.