Marcheno è un comune della Val Trompia; il toponimo di questo paese, deriva probabilmente da un nome proprio. Giunti a Marcheno, quell’unica linea continua di case e fabbriche, che comincia dalla periferia cittadina, si interrompe. Brozzo è una frazione che costituisce questo comune, e per tradizione dopo Brozzo, cessa la coltivazione della vite.

Veduta con la Chiesa Parrocchiale di Marcheno, Fotografia di Laura Gatta - Itinerari Brescia

Si giunge a Marcheno, dopo aver superato la zona industriale di Inzino; s’incontrano subito le località Croce e Madonnina (denominata così per il santuario posto sull’antica strada della valeriana). Da qui si giunge poi alla Piazza, dove ha sede il municipio. Per giungere alla Chiesa Parrocchiale, si passa su un ponte, dal quale si arriva anche alla frazione Parte. Se dalla statale, saliamo verso destra, arriviamo ad Aleno, contrada molto antica. Sempre sulla stessa strada si incontrano le case di Cesovo, sovrastate dalle rocce che “sorreggono” l’altopiano di Caregno, punto di partenza per il monte Lividino, sul monte Stalletti e sul Guglielmo.

Comune di Marcheno, Fotografia di Laura Gatta - Itinerari BresciaScorcio di Marcheno, Fotografia di Laura Gatta - Itinerari Brescia

Se proseguiamo invece sulla statale, dove si apre la Valle che conduce a Lodrino, troviamo la frazione di Brozzo, che precedentemente era un comune autonomo; questo fino al 1927.
I reperti archeologici ritrovati in Località Rocca, dimostrano che il territorio di Marcheno era abitato sin dai tempi antichi: oggetti come frammenti di vaso, scorie di fusione del ferro, che risalgono addirittura alla prima età del ferro, tra il VIII e il VII secolo a. C. In epoca romana, Marcheno subì la stessa sorte del resto della Valtrompia, e dopo la fine dell’impero, Marcheno si trovò sotto la giurisdizione della Pieve di S. Giorgio di Inzino, sino al XIV circa, quando divenne autonoma.


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In quel secolo era Aleno il centro del Comune, così come ci dimostrano i documenti delle quadre del territorio bresciano del 189 e un codice malatestiano del 1418, fino a che, nei decenni successivi il fondovalle divenne fondamentale sia dal punto di vista amministrativo che religioso. Cesovo divenne autonoma in questo secolo, e mantenne la sua autonomia amministrativa fino a quando non fu aggregato a Brozzo con l’avvento della Repubblica Cisalpina. Nel 1927 tutti i comuni antichi vennero fusi con Marcheno.

Casa sulla riva del fiume Mella a Marcheno, Fotografia di Laura Gatta - Itinerari BresciaIl Santuario della "Madonnina", Fotografia di Laura Gatta - Itinerari Brescia

Intorno al 1500 le condizioni economiche di Marcheno non erano vantaggiose, e spesso veniva sottolineata la povertà della popolazione. Le attività svolte dagli abitanti, erano quelle agro-silvo-pastorali, e la produzione di chiodi di vario tipo. La lavorazione del ferro era molto importante. Durante la crisi demografica causata della carestia del 1629 e della successiva peste, il lavoro andò avanti tra alti e bassi; alcuni artigiani di Marcheno “maestri ferradori”, specializzati nella produzione di armi, si riunirono in una corporazione. Negli ultimi anni del dominio veneto, vennero chiuse le fucine che fabbricavano chiodi.

Marcheno, ma soprattutto Brozzo, fu teatro di violenti scontri tra i sostenitori valtrumplini della Repubblica di Venezia e i Francesi. I valligiani ritiratasi a Tavernole e a Lavone, furono costretti ad arrendersi. Con Napoleone, Brozzo e Marcheno vennero divisi in due Distretti diversi; con gli austriaci i comuni ritornarono insieme, fino alla nuova separazione dopo l’unificazione italiana, che li vide inseriti in due Mandamenti differenti, fino alla definitiva unione nel 1927. Dopo l’unità nazionale ci fu la grande alluvione del Mella e di altri torrenti. L’Oidio distrusse le viti che furono ripiantate solo verso fine secolo.

Dalla metà del ‘800 fino ad oggi Marcheno ha registrato un incremento della popolazione, determinato dall’immigrazione dei due comuni limitrofi, Gardone Val trompia e Taverrnole. Vi sono delle aree artigianali, create nella zona del Rovedolo; lo stesso è avvenuto anche a Brozzo, nelle aree più a nord dell’abitato e lungo la strada per Lodrino. Sopratutto dopo la metà degli anni ’50, la popolazione di Marcheno si è completamente trasformata; da terra dell’agricoltura e da località con poche attività artigianali e industriali, è diventata un polo artigianale delle piccole industrie ancora gravitante su Gardone, ma che si distingue con diverse produzioni oltre a quelle classiche delle armi, come ad esempio le fonderie e stampaggi, minuterie metalliche e lavorazione del legno.

Chiesa Parrocchiale di Brozzo, Fotografia di Laura Gatta - Itinerari BresciaVeduta sul fiume Mella dalla frazione di Brozzo, Fotografia di Laura Gatta - Itinerari Brescia

Ci sono molti punti d’interesse importanti da visitare, ad esempio la chiesa Longobarda di S. Michele nella frazione di Brozzo, con gli affreschi settecenteschi probabilmente del Voltolini; la chiesa di S. Giacomo a Cesovo, già citata in alcuni atti del ‘300, ampliata negli anni sessanta del ‘500 e ricostruita nel corso del ‘700; la cappella ed il santuario della “Madonnina”, che sorge sulla sinistra dell’antica strada della “valeriana”, di cui la parte più antica è costituita da poco più di una santella, ornata di decorazioni in stucco del ‘700 e da un affresco cinquecentesco raffigurante la Madonna col Bambino in trono e angeli musicanti. Molto bella anche la parrocchiale di Marcheno, la chiesa dei santi Pietro e Paolo, consacrata nel 1650. Affascinanti e antichi sono gli edifici civili, quali l’imponente Palazzo Trivellini di Brozzo e la Casa Robbi a Marcheno di Sopra, impreziosita da una loggetta, entrambe del XV secolo; di ugual bellezza anche Palazzo Foresti a Brozzo, risalente al periodo rinascimentale.