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In alta Val Trompia, percorrendo la strada provinciale BS 345 che conduce al Crocedomini, è possibile giungere alla località Pian delle Baste. È un’itinerario breve ma molto bello. Questo itinerario è percorribile sia in automobile che a piedi, lasciando l’auto al Rifugio Bonardi.

Vista del Pian delle baste Val Trompia - Itinerari Brescia - Fotografia di Laura Gatta
Per i più motivati è interessante invece lasciare la propria auto nella piazza di Collio o nell’ampio parcheggio antistante la caserma dei carabinieri per salire poi verso Tizio, mantenendo l’impetuoso torrente Bavorgo sulla destra per poi proseguire sul sentiero N°355-356 del CAI.

Vista del Pian delle baste Val Trompia - Itinerari Brescia - Fotografia di Laura Gatta

In questo itinerario le località che incontriamo sono legate in particolare ai fatti del primo Novecento e alla Prima Guerra Mondiale. La partenza dal rifugio Bonardi è motivata infatti anche dal fatto che prima di essere trasformato in rifugio, era una caserma, per la precisione, il comando di più caserme dislocate in luoghi strategici, con ampia visibilità su buona parte della Valtrompia come nel caso del Casermone al Pian delle Baste, località di arrivo di questo itinerario. Merita un richiamo storico anche il rifugio Bonardi: quello che una volta era definito “Capanna Maniva” era il centro di un sistema di difesa che aveva i suoi esterni verso est nel forte di Cima Ora (che domina il lago d’Idro) e a nord nella zona del Blumone. Era dotato di un ampio scantinato che consentiva di togliere l’umidità ai due piani illuminati da ampi finestroni.

Vista del Pian delle baste Val Trompia - Itinerari Brescia - Fotografia di Laura Gatta
La struttura poteva ospitare fino a 600 uomini ed era dotata di corrente elettrica. Sopra la porta di ingresso, un grande stemma riproduceva l’aquila ad ali spiegate e la scritta 78° Fanteria, reggimento a cui competeva la difesa del sotto-settore Maniva – Crocedomini. Oltre alla scala interna, un ulteriore via di fuga del piano superiore della caserma, era realizzata con i classici gradini in ferro, fatti con profilati a “U” inseriti nella facciata principale, che consentivano ai soldati di uscire dalla finestra del primo piano e di calarsi sul piazzale direttamente davanti all’ingresso. Poco più un basso, verso ovest, un fabbricato più piccolo completava la struttura del complesso ricettivo in località Casalite.

Vista del Pian delle baste Val Trompia - Itinerari Brescia - Fotografia di Laura Gatta

La chiesetta del Maniva (poi bruciata) è sorta sui ruderi di questa caserma e vi si trova anche una sorgente d’acqua fresca.
La Capanna Maniva si collegava al Passo Maniva attraverso una vecchia strada che tagliava il pendio in posizione più elevata rispetto a quella attuale. Mentre si procede lungo la strada del Crocedomini, che porta al Dasdana, è possibile vedere, guardando dal lato opposto, la strada dei soldati.
Dopo non molto si raggiunge la meta stabilita: la località Pian delle Baste (2030 m) un vasto e panoramico pianoro posto alle pendici del Dasdana e delle Colombine, dove se si sta attenti e la fortuna viaggia con noi, si possono udire i fischi delle marmotte. Il nome Pian delle Baste deriva da bast, che significa basto; ovvero una sella delle bestie da soma. Baste probabilmente potrebbe essere un plurale femminile. In relazione al dialetto il toponimo potrebbe indicare un posto dove si caricano i muli o gli asini. La vista spazia dal Guglielmo al Montecampione mentre quasi davanti, dato l’orientamento dell’edificio, si può vigilare su un fronte vastissimo: dal Passo del Dosso Alto fino al Monte Ario e oltre, in pratica le zone dove potevano irrompere le truppe nemiche dopo aver sfondato il fronte della Val Sabbia. Infatti nei primi anni del ‘900 in periodi di guerra e di conflitti, nasce questo edificio.
Sembra logico e utile fare un quadro generale sull’importanza strategica di Collio, per capire il perché della nascita del casermone del Pian delle Baste.

I ruderi della Caserma del Pian delle baste, Val Trompia - Itinerari Brescia - Fotografia di Laura GattaI restii della Caserma del Pian delle baste, Val Trompia - Itinerari Brescia - Fotografia di Laura Gatta

Nella posizione strategica di questo territorio, si trovano le cause della realizzazione di alcune opere militari di rilievo quali strade e fortificazioni, tra cui appunto la caserma delle Baste. Già nel 1906 il Capo di Stato Maggiore sen. Saletta salì sulle montagne, spingendosi fino al Lago Dasdana e a Crocedomini per effettuare accurate perlustrazioni a cui fecero seguito nel 1907 i sopralluoghi del Genio Militare che tracciò, dal Passo Maniva alle Colombine, la strada che condusse poi a Crocedomini. Nel 1908 poi i lavori di fortificazione si fecero sempre più intesi, con l’edificazione di ben tre caserme: una è quella che ora è il rifugio Bonardi, la seconda è quella di Pian delle Baste ed infine quella della Crapa di Vaia. I giornali dell’epoca descrissero la fatica di uomini, donne e fanciulli carichi di sassi, spranghe e cemento che dovevano risalire le montagne, sfruttati dagli impresari edili a tal punto che nell’agosto del 1908, i portatori indissero uno sciopero di protesta, presto ricomposto. Quello che a noi interessa in questo momento è il Casermone del Pian delle Baste, perché punto di arrivo di questa escursione. Esso è un interessante manufatto, purtroppo in avanzato stato di degrado, accanto al quale è stata predisposta una piccola area da pic-nic, per dare la possibilità a tutti di fermarsi a rifocillarsi in un posto che offre una visuale che, con le condizioni climatiche adatte, spezza il respiro dalla sua bellezza. L’edificio era una caserma per ufficiali e poteva ospitare fino a 250 uomini. Piccoli ricoveri erano inoltre distribuiti a ridosso delle trincee (in alcuni punti ancora visibili) e sul rovescio delle creste oltre al grande fabbricato in località Casalite (sempre il rifugio Bonardi: è infatti sui ruderi di una parte di questa caserma che viene poi edificato il rifugio). Proseguendo poi da lì, per la stradina contrassegnata dal tipico colore bianco-azzurro del sentiero 3 Valli, si può giungere al Passo delle Sette Crocette prima e poi sulla cima del Monte Colombine: sono strade transitabili con mezzi leggeri. Praticato sin dai tempi antichi, il passo è caratterizzato da un muretto in pietra a secco con infisse sette piccole croci in ferro, con un cippo datato 1668. Attorno a queste crocette, che alla fine del secolo scorso sembrava fossero otto o dieci e fatte di legno, aleggiano oscure leggende che parlano di spiriti, di liti cruente e di brigantaggio. Una cosa è certa: il colle, crocevia di numerosi sentieri, ha segnato in passato un’importante via di collegamento con la Valle Camonica e come dimostra l’antico cippo. Attraverso questo collegamento veniva praticato il commercio dei prodotti dell’alpeggio ed il passaggio del bestiame. Misteriosa dunque l’origine di quelle sette piccole croci in ferro che danno il nome al luogo in cui sono situate: il Passo delle Sette Crocette per l’appunto, un valico dei montanari posto a 2041 metri di quota che si apre tra l’alta Val Trompia e la bassa Valle Camonica. Quale sia il significato di quell’arcaico muretto di scaglie di pietra con le crocette conficcate è da sempre motivo di curiosità. Alcuni lo definiscono un segno della pietà montanara, altri ricordano l’origine degli scontri fra cacciatori e contrabbandieri, altri ancora parlano di cabala, spiritismi e via interpretando, cercando di affrontare negli insondabili recessi del tempo e della storia. Può anche darsi che l’origine del nome non abbia niente a che vedere con le croci infisse su quel muro fin dall’ottocento e sia stato chiamato così perché antico crocevia di strade e incroci dunque non croci. La fantasia spazia a tutto campo, attingendo elementi da racconti popolari e leggende e traendo spunto da indecifrabili misteri o riferimenti geografici. Resta comunque il fatto che quelle sette fatidiche crocette ed il relativo e morbido passo che si affaccia sulla Val Grigna, rappresentino un apprezzato punto di riferimento dell’escursionismo alpino. Per questo meritano un accenno all’interno del nostro itinerario.

La cima del Monte Colombine, vista dal Pian delle baste, Val Trompia - Itinerari Brescia - Fotografia di Laura GattaI resti della caserma al Pian delle baste, Val Trompia - Itinerari Brescia - Fotografia di Laura Gatta

Così come un accenno lo merita il Monte Colombine, perchè è il più alto dell’Alta Val Trompia. A metà tratto per arrivare al Passo delle sette crocette si diparte un’altra strada sterrata che sale con un caratteristico zigzagare e che conduce alla vetta del monte Colombine: sulla cima rimane parte della muratura a secco di forma circolare e una piattaforma in pietra, posta al centro della struttura.
Dalla cima di questo monte si gode una bellissima vista sull’allungata dorsale del Monte Guglielmo, sulle bianche e spioventi rocce della Concarena, Pizzo Camino e Presolana, del ghiacciaio sospeso del Bernina, del nero Cornone del Blumone e della cima Adamello sovrastante l’omonimo gruppo; senza tralasciare poi i monti che delimitano la sinistra orografica della Valle Trompia, fra cui il Dosso Alto, la Corna Blacca, il Monte Pezzeda ed Ario. Diverse sono poi le vie del ritorno. In ogni caso si consiglia di prendere la stessa via per cui si è giunti. Aggiungendo il Passo Sette Crocette e le cime Colombine, l’itinerario non è accessibile a tutti.

Testi e fotografie tratti dalla tesi:
L’Alta Valtrompia – Promozione del Territorio. Reportage fotografico e Marketing territoriale.

Autore e Fotografa: Laura Gatta