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Il punto di partenza del nostro itinerario è presso il Rifugio Bonardi (1760 m), raggiungibile anche in auto. Questo è un punto importante anche per lo sci invernale.

Si continua verso i laghi di Dasdana (1818 m) e di Ravenola (1940 m), per giungere alla meta, il Dosso dei Galli (2196 m), importante perché sede della dismessa base NATO.

Il Dasdana e la base NATO al Dosso dei Galli, Val Trompia - Itinerari Brescia, Fotografia di Laura Gatta
Questo itinerario è adatto veramente a tutti perché si cammina su una strada percorribile anche in automobile nel periodo in cui la neve lo permette: dopo le prime nevicate la strada viene chiusa e dichiarata non percorribile.

Questa strada è la ex 345 – 3 valli ed è diventata strada provinciale BS 345 delle 3 Valli con il Passo Crocedomini. La storia di questa strada inizia col primo decennio del ‘900 quando, in previsione di una guerra tra l’Austria e l’Italia, si sviluppò ai confini dei due stati una serie di strade militari. Collio, l’ultimo paese dell’Alta Valle Trompia, verso il Passo Maniva, in quel periodo era un paese di confine e fu raggiunto dall’insieme di queste strade militari: la Maniva – Crocedomini fu costruita per la precisione nel 1911 dal Genio e dalle truppe alpine dell’esercito italiano. Per un certo periodo dopo la Prima Guerra mondiale la strada 3 Valli fu abbandonata, ma con le emergenti nuove prospettive di sviluppo venne riattivata e resa transitabile.

Il radar della base NATO al Dosso dei Galli, Val Trompia - Itinerari Brescia, Fotografia di Laura Gatta

Il tratto San Colombano – Dosso dei Galli (parte centrale di questo itinerario) è stato ricostruito ex novo dalla NATO in vista della costruzione della sua stazione: si dovettero fare notevoli interventi di allargamento della mulattiera militare preesistente in considerazione del fatto che dovevano transitare mezzi pesanti di trasporto. Negli anni 2000 questo tratto ed altri simili furono recuperati dalla Comunità di Valle Trompia.

Il perchè la strada prende questo nome (provinciale BS 345 3 Valli) è facilmente deducibile dal fatto che essa mette in comunicazione la Val Trompia, la Val Sabbia e la Val Camonica: inizia a Brescia e termina a Breno, per una lunghezza totale di circa 92 chilometri. Da Gardone Val Trompia essa assume un tipico andamento montano, ma superato San Colombano, il dislivello incomincia ad aumentare con un susseguirsi di tornanti che conducono prima al Passo del Maniva e poi al Dosso dei Galli. Tuttavia la carreggiata si stringe sempre di più verso il Passo Crocedomini.

Il nostro percorso incomincia, come abbiamo detto, al rifugio Bonardi dove esiste un ampio spazio per il parcheggio delle automobili. Dopo il Rifugio la strada si inerpica per qualche chilometro un po’ più ripidamente ma, superato il Pian delle Baste e il Dasdana, la strada si snoda per circa 20 chilometri sulla cresta della catena montuosa che segna il displuvio fra la Val Giudicarie e la Val Camonica.

Il Dasdana, un termine che allo stesso tempo denomina un monte, una cascina e un laghetto, deriva probabilmente da Dasa, voce alpina che significa ramo verde d’abete. Esso assieme al Maniva, al Dosso Alto e alla Corna Blacca, forma la testata dell’alta Val Trompia. È ricca di grossi banchi di arenaria rossa vermiglia costituita prevalentemente da granelli di porfido e di quarzo.

Vista dal Dosso dei Galli in Val Trompia - Itinerari Brescia - Fotografia di Laura Gatta

A questo punto del nostro percorso si gode uno dei più maestosi paesaggi alpini: a mattina s’erge scoscesa, tutta a frane e dirupi la superba cima della Corna Blacca o Corna Bruni. Più in basso il laghetto del Dasdana (1818 m) ai piedi di un monte, sul cui pendio le nevi cadute in inverno si accumulano e permangono fino a maggio e formano una vedetta che produce un piccolo anfiteatro morenico. Proseguendo di poco, compaiono due specchi d’acqua, nei quali si riflette la ricca vegetazione alpina: sono i laghetti di Ravenola (1940 m).

Il nome di questi due laghi deriva da Bava da Grava dove Grava, in lingua celtica, significa gera, ghiaia; persa poi la consonante iniziale, forse per l’influsso del termine latino Rapere, si ridusse a Rava, indicando uno scoscendimento pietroso, terreno improduttivo perché coperto da sassi, pietre, massi, caduti da soprastanti alture o depositati da ghiacciai.

La base NATO, Dosso dei Galli, Val Trompia - Itinerari Brescia, Fotografia di Laura Gatta

Qua si possono ammirare le Colombine, che con i suoi 2215 m di altezza è il monte più alto dell’Alta Valle e la domina con la sua solenne maestosità. C’è da notare che intorno alla zona dei laghi Ravenola sono stati trovati manufatti preistorici. Mentre contempliamo in silenzio le Colombine si possono facilmente udire i fischi delle marmotte e i fruscii del vento. Questi laghetti hanno una notevole importanza anche per la pesca alpina: sono gestiti, in concessione provinciale, dall’ associazione italiana Libera pesca. Qui la pesca inizia al primo giorno di luglio fino al 15 settembre ed è necessaria la licenza di pesca per accedervi. Un’altra curiosità è legata al fatto che nel laghetto più piccolo, le trote e i salmerini non superano il peso di un chilo, mentre in quello più grande il loro peso parte da un chilo e mezzo in su. Questi due laghetti sono alimentati da risorgive ed entrambi danno origine al Torrente Grigna.

Proseguendo per il nostro percorso, dopo un breve tratto di strada, si giunge al Dosso dei Galli (2196 m) il cui nome Dos Dei Gai è dato anche dal fatto che qui vive la razza del Gallo Cedrone. Infatti Gai è il plurale del termine dialettale Gal, che significa galli. Durante il breve tratto di strada che porta a questo dosso, si può vedere su di un muro che la fiancheggia, una lapide lasciata il 7 ottobre 1913 da un distaccamento del 78° reggimento, in ricordo della sua presenza.

Il Dosso dei Galli è importante anche perché sede della base NATO, e dei suoi famosi Radar. Vale la pena arrivare fin qui per osservare questa imponente struttura militare, le cui enormi parabole a mosaico, si innalzano per circa 30 m dall’omonimo rilievo. Questa stazione della NATO Troposcatter è stata in funzione dal 1969 fino al 1995, anno in cui è stata definitivamente smilitarizzata e abbandonata.

In piena Guerra Fredda la stazione era collegata a nord con quella tedesca di Feldberg, mentre a sud era collegata in macro-onde con la stazione del Monte Giogo, sopportando tutto il traffico radio del sistema ACE Hight System. Questa rete partiva dalla stazione norvegese di Senia da dove era collegata alla rete NARS (North Atlantic Radio Sistem) sulle isole danesi Faroe per poi congiungersi in Groenlandia con la DEW Line (Distant Early Warning Line) prima di giungere in Alaska e poi in Canada. Qui ci si congiungeva alla rete WACS (White Alice Communications System) per poi arrivare finalmente negli Stati Uniti.

Questo sistema di telecomunicazioni era stato progettato per disporre di una cintura elettromagnetica in grado di trasmettere informazioni e tracciati radar in tempo reale ed era formato da 49 stazioni poste a 300 km di distanza l’una dall’altra.

Il segnale Troposcatter veniva inviato nella troposfera, poteva essere raccolto dalla varie stazioni riceventi. Il sistema era considerato molto affidabile e funzionale anche in condizioni meteo avverse. Dal 1995, anno in cui è stata definitivamente abbandonata, questa stazione versa in condizioni di grave degrado e presenta evidenti segni di vandalismo che hanno peraltro portato alla sparizione della quasi totalità delle attrezzature e dei macchinari.

Un paio d’anni fa la società Dosso dei Galli, in un’asta pubblica demaniale bandita a Milano, ha acquistato in blocco il terreno della ex base e le relative strutture.

L’obiettivo dei tre soci di questa società (Imerio Lucchini, Ettore Barchina e la Società Verniciature Bresciane) è il recupero della base stessa e dell’imponente complesso militare per adibirlo, inizialmente a un grande albergo, poi di adibirlo allo sport e alla cultura.

Ora l’idea legata all’acquisto di questo terreno è la realizzazione di un parco eolico che sfrutti le forti correnti ventose caratteristiche della zona per trasformarle in energia elettrica. Questa è l’ipotesi più reale. L’aria in questo luogo è molta: infatti mentre osserviamo questa struttura affascinante, immersa nel verde dei prati si sente il forte vento che a contatto con le parabole si trasforma in strane melodie che paiono di lamento. Altre ipotesi e idee più fantascientifiche ruotano attorno a questa struttura come un suo possibile utilizzo legato alla tecnologia delle telecomunicazioni. Da qui vi sono ulteriori possibilità di prolungare il nostro itinerario.

Vista dal Dosso dei Galli in Val Trompia - Itinerari Brescia - Fotografia di Laura Gatta

Una può essere quella di proseguire il cammino verso la Crapa di Vaia (2115 m), dove è possibile ammirare un altro laghetto alpino. Questo luogo è legato anche ad un’affascinante leggenda relativa a una crapa (termine dialettale che indica teschio) rinvenuta da alcuni pastori che alpeggiavano sulle rive del laghetto: più volte, per liberarsene, gettarono il teschio nell’acqua azzurra e profonda, ma sempre lo ritrovavano sulla riva. Sorpresi e commossi, per questo fatto inspiegabile, pensarono di costruire una piccola santella e posare la famosa crapa in un’apposita nicchia. In realtà molto probabilmente, chi ha dato un contributo alla costruzione della cappella fu un uomo che proprio in quel luogo ebbe salva la vita.

La capre in Val Trompia - Itinerari Brescia - Fotografia di Laura Gatta
La storia risale al periodo della Grande Guerra del 1915-18, quando il confine tra l’Austria e l’Italia era a Ponte Caffaro e molte persone acquistavano merci di contrabbando in Trentino perché il loro costo era minore. I contrabbandieri, viaggiando di notte per sfuggire al controllo della guardia di finanza che era distanza in paese, risalivano per Destrone-Brèe-Vaia, per poi ridiscendere in Valle Camonica dove potevano venderle.

Uno di essi, giunto sul Monte Vaia, non trovando più la strada per la fitta nebbia, dopo avere girovagato a lungo, si trovò sul laghetto gelato. La sua paura fu grande e, temendo che lo spessore del ghiaccio si spezzasse al peso del suo corpo, pregò a lungo promettendo di costruire la santella in cambio della salvezza. A poco a poco la nebbia si diradò e poté trovare in tal modo la strada giusta per proseguire il cammino. Inoltre anche questo laghetto è ricco di trote considerate molto prelibate.

Si può poi ridiscendere facendo ritorno sulla stessa strada, e poiché durante l’estate è percorribile anche in automobile, è questa un’incomparabile attrazione alpina perché si percorre una lunga zona sui 2000 metri con panorami di tutto il sistema alpino trentino e lombardo, con ampi sguardi sulle convalli, la Val Sabbia e la Val Camonica. Per l’altezza e la lunghezza e lo sviluppo ad alta quota, questa strada è unica nel suo genere nel complesso orografico europeo, alle cui estremità stanno due rifugi-alberghi, quello del Maniva e quello di Bazzena, situato presso il Passo Crocedomini da cui la strada scende a Breno.

Testi e fotografie tratti dalla tesi:
L’Alta Valtrompia – Promozione del Territorio. Reportage fotografico e Marketing territoriale.

Autore e Fotografa: Laura Gatta