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In Alta Val Trompia è possibile percorre questo itinerario che parte dal Maniva e arriva alle Cime Caldoline; la meta di questo percorso ci propone fatti di guerra partigiana. È adatto a tutti, anche ai meno esperti nelle escursioni alpine; per chi lo desidera può percorrere questo itinerario anche in automobile, ovviamente nel periodo in cui il tempo lo permette, percorrendo la strada che collega il Maniva con il Lago d’Idro.

Vista panoramica dal Maniva, Val Trompia - Itinerari Brescia - Fotografia di Laura GattaAbeti in controluce al sorgere del sole, Maniva, Val Trompia - Itinerari Brescia - Fotografia di Laura Gatta

Sarebbe consigliato lasciare l’auto in Maniva e proseguire a piedi per poter gustare ogni particolare del percorso. Si prosegue lungo la strada provinciale, che passando sul fianco del Dosso Alto, conduce poi al Baremone, ad Anfo e quindi al lago d’Idro. Ancora oggi questa strada è chiamata la strada dei soldati, perché è una delle strade costruite dal Genio militare, nei primi del ‘900. È una delle vie più affascinanti, a strapiombo sulla testata della valle del Mella.

Piazzale dove si può lasciare l'automobile, Maniva, Val Trompia - Itinerari Brescia - Fotografia di Laura GattaTratto di strada che porta alle Cime Caldoline, Val Trompia - Itinerari Brescia - Fotografia di Laura Gatta

Il Dosso Alto (2064 m) è una montagna a est di Collio che nell’agosto 1881 veniva esplorato dal dott. Alessandro Bittner dell’istituto provinciale di Vienna, per riportarlo sulla carta geologica del Tirolo Meridionale. Dal Dosso Alto, continuando un poco ancora per il sentiero 3V, riusciamo a vedere una conca, sovrastata da una delle montagne più caratteristiche: la cima Caldoline (1842 m), con una flora molto varia.

Dosso Alto visto dalle Cime Caldoline, Val Trompia - Itinerari Brescia - Fotografia di Laura Gatta

Le rocce dolomitiche che formano questa cima e il clima alpestre rendono possibile la crescita di alcune specie di fiori rari: il raponzolo di roccia, la sassifraga, il giglio martagone, l’aquilegia. Queste cime nelle Piccole Dolomiti Bresciane, sono purtroppo poco conosciute dall’escursionismo di massa e frequentate generalmente solo da appassionati locali. È giusto invece far conoscere queste bellezze naturali, situate tra il Dosso Alto e la Corna Blacca.

Tratto di sentiero che porta alla Capanna Tita Secchi, Val Trompia - Itinerari Brescia - Fotografia di Laura Gatta

Tra queste cime al valico del Passo Portole (dove si trovano i resti del primo conflitto mondiale), si innalzano il Corno Barzò (m 1848) e appunto la Cima Caldoline, il cui profilo rassomiglia al volto di una bellissima fanciulla, scatenando nella fervida immaginazione dei triumplini, una leggenda legata a questa forma:

“Quando le cime dei monti erano ancora coperte dai ghiacciai e tutto era pervaso dal gelo – raccontano i nonni – la principessa Manuela, protagonista di questa leggenda, era tenuta prigioniera da un antico sortilegio del monte, sortilegio che solo l’amore di un montanaro avrebbe potuto rompere. Purtroppo la cima di quella montagna era troppo alta e nessuno aveva mai osato scalarla. Un bel giorno però la principessa si innamorò di un giovane montanaro di San Colombano che tutte le mattine scorgeva da lontano, mentre si recava sui monti circostanti a tagliar legna. Cominciò insistentemente a chiamarlo, finché anche il giovane, non resistette al fascino della principessa: si innamorò di lei e si propose così di liberarla dalle catene e dal male. Il montanaro aveva giurato in cuor suo di sfidare la montagna e un giorno, attesa l’alba, iniziò a scalare la vetta, facendo attenzione a non far rumore, per non destare il Maniva. Quando oramai pochi passi lo separavano dalla sua bella, la montagna lo sentì e si svegliò irritata. Si scosse e fece cadere sotto il peso di enormi massi il povero ragazzo, che precipitò nell’abisso del passo. Le lacrime della principessa sgorgarono copiose, irrigando i rododendri, i mughi, i fiori e le erbe che crescono rigogliose sulla cima. Da allora le rocce non sono rimaste fredde, ma sono calduline, come dicono in dialetto gli scalatori che hanno la fortuna di spingersi fin sulla vetta: calduline come le gote della bella e sfortunata principessa Manuela, che ancora rimane prigioniera lassù. Per questo fatto, dice la leggenda, questo luogo viene chiamato Cima Caldoline”.

Tratto iniziale del "sentiero dei mughi", Val Trompia - Itinerari Brescia - Fotografia di Laura GattaVista dalla Capanna Tita Secchi, Val Trompia - Itinerari Brescia - Fotografia di Laura Gatta

Osservando la conca sovrastata da questa cima, possiamo vedere anche qui una strada che scende verso la malga Dosso Alto, dall’omonimo monte: edifico che nel passato fungeva anch’esso da caserma. Anche questo luogo parla, racconta storie di vita, di guerra e partigiani. In questa malga infatti il 26 agosto del 1944 furono catturati i partigiani Luigi Ragazzo e Pierino: l’uno fu fucilato assieme a Tita Secchi. Si prosegue ancora per un tratto sul sentiero 3V con direzione Capanna Tita secchi, si giunge al sentiero dei mughi creato in occasione del centenario del CAI di Brescia e dedicato a Virginio Quarenghi: per le difficoltà che presenta è indicato per escursionisti con almeno una seria esperienza poiché vi sono parti di tratto percorribili con la corda fissa. Nella prossimità della Cima Caldoline c’è un altare riparato da una suggestiva cappella alpina.

La Capanna Tita Secchi, Val Trompia - Itinerari Brescia - Fotografia di Laura Gatta

È dedicato al prof. Luigi Zampedri – primo reggente CAI di Collio e presidente dell’Opera bresciana chiesette alpine, fondata nel 1935 da Mons. Giuseppe Bonomini e dall’avv. Giovanni Brunelli – ed ai caduti della montagna in pace ed in guerra ed in particolare è dedicato ai caduti delle Brigate Fiamme Verdi Perlasca e Mergheriti, che operavano in questa zona. Ogni anno su questo altare si celebra una Santa Messa.

 

Cima Caldoline, è nota anche per la presenza della Capanna Tita Secchi dedicata, come si deduce dal nome, alla memoria del valoroso ed eroico partigiano bresciano Tita Secchi e dei suoi compagni d’armi della Brigata Perlasca e Margheriti. Funziona come base e punto di appoggio per gli studiosi naturalisti, per i corsi di scuola delle guardie forestali volontarie istituiti dalla Regione Lombardia e diretti anche alla formazione dei vigilatori, che hanno il compito di garantire l’assoluto rispetto dell’ambiente naturale e di informare ed educare i visitatori e gli escursionisti ad un reale costume di protezione e di custodia dei valori della natura.

Veduta Panoramica dalla strada che conduce dal Maniva al Lago d'Ido, Val Trompia - Itinerari Brescia - Fotografia di Laura Gatta

Noto è anche il Gruppo Amici di Cima Caldoline. Questo è un gruppo di amici alpinisti bresciani (tra i quali anche alcuni ex partigiani), che promuove la conoscenza, l’amore e il rispetto per la montagna e custodisce e tramanda la memoria storica della Resistenza Bresciana, in particolare della “Brigata Giacomo Perlasca”, nella quale ha combattuto Tita Secchi, comandante del Gruppo 52 che nel 1944 si era stabilito al Casinello di Paio Alto alla testata della Valle di Vaiale, sotto la Corna Blacca, al quale è dedicata questa capanna.

Malga, Val Trompia - Itinerari Brescia - Fotografia di Laura Gatta

L’accogliente capanna è sempre aperta così che gli escursionisti che si trovano li o nelle vicinanze e che vogliono riposare o sono sorpresi dal brutto tempo, possono rifugiarsi. All’interno ci sono dei tavoli ed il necessario per far scaldare il cibo. Vi è pure un quaderno delle firme di quanti sono passati di lì. È affidata alle cure di chi vi accede, con la vigilanza e la custodia del Gruppo Amici di Cima Caldoline. Come già accennato prima dietro questa Capanna parte il Sentiero dei Mughi.

Meritano un accenno in questo itinerario anche i resti che si trovano a forte di Cima Ora: il forte Cima Ora era il punto estremo della linea di difesa della prima guerra mondiale. La sua costruzione cominciò nel 1913 e fu ultimata solo alla vigilia dell’entrata in guerra dell’Italia. Faceva parte dei 44 forti di tipo moderno che dovevano essere ultimati entro l’anno del 1913 lungo la frontiera orientale. Lungo 42 metri e largo 21, aveva una struttura in calcestruzzo a forma di parallelepipedo ed era sviluppato su due piani. Ora rimangono solo i resti.

Testi e fotografie tratti dalla tesi:
L’Alta Valtrompia – Promozione del Territorio. Reportage fotografico e Marketing territoriale.

Autore e Fotografa: Laura Gatta