Una storia che parte da lontano…

Quando ancora non c’era la strada che, attraverso il colle di Sant’Eusebio, allaccia la Valle Trompia alla Valle Sabbia, le vie di comunicazione tra paese e paese erano ridotte ai soliti viottoli che incidevano le spalle dei monti.


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Il viaggiatore doveva affrontare, con le fatiche, non di rado anche il pericolo dei briganti. Più o meno forti e numerosi, costoro mettevano a repentaglio la vita ed i beni dei malcapitati viandanti.

Le bande dei passatori favorivano, fra l’altro, anche un commercio clandestino, fiorente a quel tempo, per cui un mercante piuttosto di mettere a rischio la vita e la merce, l’affidava ai cosiddetti contrabbandieri che, facendo pagare profumatamente i loro servizi, s’incaricavano di collocarla.

La leggenda del colle di Sant'Eusebio

Ma non era neppure il caso che, simulando una rapina, sbrigassero gli affari per conto proprio dando a intendere d’essere stati assaliti e depredati dai ladri. Così non fu difficile dar credito alla diceria che ladri e contrabbandieri se la intendessero tra di loro.

Di solito i mercanti che salivano da Salò, da Villanuova o da Gavardo, recando stoffe e vini, frutta e pesce, vendevano a Lumezzane, Odolo o Nave, e qui compravano armi, attrezzi agricoli e ferri lavorati.
Fu in quei tempi che fiorì la leggenda della Croce di S. Eusebio.

La leggenda del colle di Sant'Eusebio

Un ricco mercante di Salò aveva deciso di spedire un carico prezioso a Lumezzane. I suoi trasportatori, coi muli, fecero sosta a Vallio, mangiando e bevendo rumorosamente all’osteria del Mulino, che sorgeva proprio a mezza strada. Annottava e il capo della carovana si era ormai deciso di passare la notte nell’osteria, quando irruppero nel locale alcuni sconosciuti che, allegramente ma fermamente, costrinsero i carovanieri a bere con loro.
Anch’essi erano in viaggio per la Val Gobbia e si sarebbero ristorati volentieri con del buon vino.

Non appena seppero che i carovanieri erano diretti a Lumezzane:
– Bene – dissero – faremo il viaggio insieme.
– Ma noi pernottiamo qui – intervenne il capo carovana – i brutti incontri fanno sempre paura, specie di notte.
– Nessun timore – insistettero gli sconosciuti – abbiamo braccia robuste. Tutti insieme sapremmo difenderci anche da un plotone di soldati. I briganti, se è di loro che avete paura, quando ci vedranno uniti e decisi, ci lasceranno in pace.
Insomma, tanto fecero e dissero, che riuscirono a convincere il capo. In verità, il vino aveva avuto la sua buona parte nel persuadere i carovanieri.

La leggenda del colle di Sant'Eusebio

La colonna si mise in marcia

La luna era alta e rischiarava la strada. Il silenzio era gravido di incognite. Per vincere la paura, gli uomini cantavano. Un mulo uscì in un raglio così sonoro che fece rabbrividire il capo.
– Domani all’alba saremo a quel paese! – scherzò uno degli sconosciuti ad alta voce.
– Al paese dei sogni – aggiunse un altro. E rise.
A questa uscita il capo sentì strani brividi corrergli per il corpo. Fu tentato di far dietro front: dubitava degli sconosciuti che lo avevano convinto a partire.

La leggenda del colle di Sant'Eusebio

Il viaggio proseguì

Al culmine del colle si udì un fischio. La colonna indietreggiò incerta.
– Che succede? – chiese il capo – Perché vi fermate?
– Le bestie non vogliono più avanzare – rispose una voce.
Il capo accorse. Il mulo che camminava in testa si era cocciutamente piantato sulle zampe e non voleva più saperne di riprendere la strada. Chi lo incitava per la briglia, chi lo spingeva. Niente da fare. Il mulo sembrava radicato a terra.
– Non mi so spiegare il comportamento del mulo – disse uno degli sconosciuti, masticando amaro per il contrattempo.
– Piuttosto mi sembra strano il vostro modo di agire – sbottò a sua volta il capo.

La leggenda del colle di Sant'Eusebio

Non l’avesse mai detto. Un violento pungo, vibrato a bruciapiede, lo scaraventò a terra.
In quell’istante altri uomini sbucarono dalle macchie di arbusti e si lanciarono sui carovanieri. Non vi fu lotta.

I viaggiatori furono ridotti nell’impotenza e spogliati in breve di ogni loro avere. Furono legati ed abbandonati nel buio della notte. I briganti diedero la voce alle bestie. Avevano fretta. Ripeterono l’incitamento, ma le bestie non si mossero. La cosa iniziò a dare sui nervi ai briganti che presero a malmenare le bestie. Ma queste, resistendo alle botte, non cedettero. I briganti, delusi e adirati, tentarono di slegare i sacchi e di vuotare le casse della merce, posta a basto sui muli.

La leggenda del colle di Sant'Eusebio

I legami sembravano sigilli inamovibili

Per quanti tentativi facessero con coltelli, asce e sassi, i briganti non riuscirono a sciogliere i nodi di un solo millimetro. Cominciarono ad imprecare e a levare alte le voci. Stavano già pensando di sfogare la loro rabbia sui carovanieri, quando accadde il fatto che ancor oggi è ricordato.

Uno dei briganti levò il pugnale sul capo dei carovanieri: la lama brillò al pallido raggio della luna, sinistramente. Ma ecco che, per prodigio, la lama si dileguò, sciolta al vento; nella mano del brigante non rimase che il manico.

Nello stesso istante una croce luminosa brillò nella notte: una goccia di sangue vivo cadde sulla roccia del viottolo, balenò un attimo e si dissolse. Pentiti e ripresi dallo sbigottimento, i briganti liberarono i carovanieri, si unirono ad essi e, scioltisi i misteriosi lacci che avevano immobilizzato i muli, ripresero tranquillamente il cammino.

Per loro iniziativa, fu eretta in quel luogo, a ricordo del prodigio, la croce che restò ad ammonimento dei viandanti e dei pellegrini.

Da questo colle si giunge alla Chiesetta di S. Eusebio.

Francesca Emer

Fotografie di Francesca Emer tratte dalla sua tesi: La valorizzazione dell’alta valle del Garza, della valle del Vrenda e dell’altopiano di Cariadeghe – Reportage fotografico tra marketing territoriale e sapori della natura.