Inzino e Magno, due frazioni che fanno parte del Comune di Gardone Val Trompia. Dopo Gardone, se si prosegue lungo la statale arriviamo ad Inzino e Magno. La parte bassa di Inzino fiancheggia il Mella, nel punto dove confluisce il torrente Re; Magno è una piccola frazione che si trova in un piano più elevato rispetto ad Inzino.

L'antica Pieve di Inzino, Fotografia di Laura Gatta - Itinerari Brescia

Inzino e Magno si trovano nella media Val Trompia, ed il paesaggio, nonostante vi siano testimonianze incessanti dell’operosità dell’uomo, comincia ad assumere dei caratteri più specificatamente montani. Anticamente Inzino Magno e Gardone, oggi fusi in un unico comune, erano autonomi. Inzino restò un comune autonomo fino al 1927, come Magno; esso fu addirittura sede dell’antica Pieve. Se da Inzino si sale verso destra si giunge a Magno (614 m); qui tra i prati verdi, la strada prosegue verso Caregno, località da dove è possibile partire per raggiungere il Monte Guglielmo.

Inzino e Magno: la loro storia

Basandoci su reperti archeologici possiamo ipotizzare l’esistenza di insediamenti già in tempi preistorici. Uno dei reperti più importanti ritrovati in questi territori consiste nell’ascia da taglio arcuato dalle grandi alette, tra le quali è inciso un segno a croce, che risale circa a 3000 anni fa alla fase finale dell’età del Bronzo.

Un antico ponte a Inzino, Fotografia di Laura Gatta - Itinerari Brescia

Molto importanti sono anche le testimonianze romane, che mettono in evidenza la supremazia di Inzino nell’ambito del pagus, e dimostrano la presenza di qualche insediamento di una certa importanza anche a Gardone e Magno; presenze testimoniate da alcune tombe. Con la caduta dell’Impero Romano, i territori di Gardone, Sarezzo, Marcheno e Lodrino, furono sottoposti alla giurisdizione della Pieve di Inzino.

Veduta sul Fiume Mella da inzino, Fotografia di Laura Gatta - Itinerari Brescia

Durante il corso dei secoli Gardone ottenne però la propria autonomia, divenendo sempre più forte rispetto ad Inzino. Magno si staccò dal comune di Inzino nel 1444, e nel 1494 i comuni di Gardone e di Magno divennero completamente autonomi. Nel secolo successivo avvenne la separazione definitiva dei comuni: Gardone assunse nel 1600 anche un ruolo centrale per la Valtrompia, per la grande produzione armiera.

Veduta Panoramica su Magno, Fotografia di Laura Gatta - Itinerari brescia

Tra alti e bassi si giunse alla fine della dominazione veneziana, e alla dominazione napoleonica. Nel 1805, con la riorganizzazione del Territorio da parte dei francesi, Gardone divenne il capoluogo di uno dei distretti Valtrumplini. Nel 1927 con regio decreto i comuni di Inzino e di Magno, furono conglobati definitivamente con quello di Gardone.

Inzino e Magno: la popolazione

Magno la popolazione era povera; a Inzino la situazione era leggermente migliore. La popolazione oltre ad essere occupata in attività agro-silo-pastorali, lavorava in 5 fucine, producendo armi e strumenti per l’agricoltura.

Antica miniera ad Inzino, Fotografia di Laura Gatta - Itinerari Brescia

Forte la presenza di industrie e di servizi sul territorio, che permisero un grande sviluppo al paese. Anche il volto di Inzino è fortemente marcato da attività produttive e da capannoni, che contrastano con la vecchia miniera, ora mai abbandonata sul lato destro della statale.

Scorcio di Inzino, Fotografia di Laura Gatta - Itinerari Brescia

Inzino e Magno: Cosa vedere

Il paese di Inzino si identifica con l’antichissima Pieve di S. Giorgio Martire, con il ponte che supera il Mella e con il settecentesco santuario della Madonna del Castello. Insieme a Bovegno e Concesio, Inzino divenne sede di una delle pievi maggiori, ottenendo molto probabilmente qualche proprietà donata dalle amministrazioni longobarde e carolinge.

Antico Santuario di Inzino, Fotografia di Laura Gatta - Itinerari Brescia

Questo avvenne con l’affermarsi del cristianesimo, intorno al VI – VII secolo. La pieve venne dedicata a San Giorgio, soldato e agricoltore molto venerato dai longobardi; oltre alle celebrazioni sacre la pieve sviluppò una vasta opera caritativa ed assistenziale nella Media Valtrompia. La pieve è ricca di opere che meritano di essere viste.

Altrettanto interessante è il Santuario della Madonna del Castello, frutto della trasformazione dell’antica cappella della Madonna della Valle di Inzino, eretta, dove per tradizione la Madre del Redentore apparve per liberare il paese dalla peste verso la fine del ‘400. I lavori vennero conclusi probabilmente nel 1721. Merita una visita anche la Chiesa Parrocchiale di Magno di Inzino, dedicata a San Martino Vescovo di Tours.