Sebbene molti bresciani, violinisti per professione o per diletto, abbiano sentito parlare di Gasparo da Salò, buona parte di essi non sospetta nemmeno la grandissima posizione storica occupata dal liutaio salodiense all’interno di quel tortuoso percorso storico compiuto dallo strumento che noi, cittadini del ventunesimo secolo, chiamiamo comunemente: violino.

Immagine rappresentativa di un Violino - Itinerari Brescia - Origine Foto: Internet

Vi fu un periodo nella storia, infatti, in cui il maestro Gasparo fu considerato “l’inventore del violino”, come cita la lapide affissa sul lato della Chiesa di San Giuseppe a Brescia che affaccia sull’odierna via Gasparo da Salò.Oggi qualsiasi studioso di organologia, liutaio o studente del conservatorio, sa benissimo che l’iscrizione di quella lapide costituisce niente più che una sorta di affettuosa espressione campanilistica.

Come sempre accade, tuttavia, dietro ad una leggenda esiste un fondo di verità che, nel caso del Nostro, affonda le radici nella storia della grande liuteria bresciana. Parliamo infatti della Brescia del Cinquecento, in piena repubblica veneziana, di un periodo di grandissima fioritura culturale.

Particolare del busto di Gasparo da Salò - Itinerari Brescia - Origine Foto: Internet

A tale proposito risuonano emblematiche le parole con cui Giovanni Livi, nel suo “I liutai bresciani” (1896), descrive la vita culturale a Brescia in quel tempo: “[…] Ben si comprende come Brescia avesse attirato a sé e fatto suo il figliuolo di maestro Violino (Gasparo da Salò, ndr). In questa città la musica non ebbe forse mai tanti cultori come a quel tempo, che fu pur quello della Gambara e del Moretto. Compositori, cantori, organi ed organisti, liutai e liutisti vi si contavano in numero degno piuttosto di metropoli come Firenze, Ferrara e Mantova, ove quegli splendidi principi amavano circondarsi di simili soggetti. […]”.

 

Ecco quindi che la città di Brescia ha conosciuto un periodo caratterizzato da una tale fioritura e interesse per la musica da giustificare l’apertura di numerose botteghe di liutai e costruttori di altri strumenti musicali estremamente specializzati, in quanto fornitori di musicisti al servizio delle maggiori corti del tempo.

Il nostro percorso storico inizia ovviamente verso la fine del Quattrocento da quella famiglia Antegnati che costruì organi e clavicordi per oltre un secolo; si passa poi a liutai come Pellegrino e Zannetto Micheli da Montichiari, Giovan Battista Doneda e soprattutto alla famiglia Virchi, stimati costruttori di strumenti ma anche musici e compositori.

Si giunge infine alla famiglia Bertolotti di Salò riconosciuta al tempo come “li Violini” in quanto ottimi musici. Gasparo, infatti, acquisiti i rudimenti dell’arte liutaria nella sua città natale, alla morte del padre, attorno al 1562, si trasferisce a Brescia per essere certo di sviluppare le sue conoscenze a fianco dei migliori maestri.

Giunto in città affitta casa e bottega in un quartiere nevralgico della frenetica vita musicale locale, la Contrada detta degli Antegnati, come era chiamata all’epoca Via Cairoli, per la presenza della famosa dinastia di organari e di altri valenti polistrumentisti, ed inizia a lavorare nella Quadra Seconda di S. Giovanni, di fronte al Palazzo Vecchio del Podestà.

A soli ventitré anni Gasparo aveva, infatti, acquisito il titolo di maestro iniziando di lì a poco a tenere bottega. Nel giro di pochi anni i suoi strumenti varcarono non solo i confini cittadini ma anche quelli della Serenissima, tanto che la sua fama arrivò fino in Francia, dove il liutaio bresciano fu più volte chiamato a lavorare e dove non andò mai trattenuto da generosi sostenitori locali.

Gli anni che seguirono la morte di Gasparo vedono un solo grande erede: Giovan Paolo Maggini che raccolse le esperienze del liutaio salodiense con il migliore dei risultati, ossia creando strumenti che conobbero fama al pari di quelli di Gasparo.

Sappiamo ormai che la fortuna della grande scuola liutaria bresciana conobbe una drastica battuta d’arresto in concomitanza con la terribile epidemia di peste del 1630. L’infezione decimò la popolazione del nord Italia portandosi via anche Maggini che non fece in tempo a tramandare le sue conoscenze ai posteri.

Ciononostante molti esemplari, fortunatamente, rimasero a lungo in circolazione a beneficio dei musicisti che ne apprezzarono le qualità preferendole spesso ai gioielli della liuteria cremonese. Fra essi spicca il violino cosiddetto “Ole Bull”, uno strumento prezioso per i bresciani perché attribuito a Gasparo e altrettanto per il mondo della musica, quale testimonianza di un modo di fare musica che ha attraversato quattro secoli.

Violino Ole Bull - Itinerari Brescia - Origine Foto: InternetParticolare della parte posteriore del violino Ole Bull - Itinerari Brescia - Origine Foto: Internet

Il violino “Ole Bull” è dunque un unicum sia tra gli strumenti musicali sia tra i capolavori d’arte. Ancora molto dibattuta la sua attribuzione a Gasparo da Salò, sia per questioni artistiche in senso stretto, relativamente alle analisi del preziosissimo decoro che sostituisce il tradizionale riccio con una testa di putto appoggiata alle ali di un angelo che si sviluppa lungo la parte iniziale del manico. Sia ovviamente per questioni di carattere liutario che addirittura sposterebbero indietro la “nascita” di questo violino di circa un ventennio, rendendolo così l’esemplare di violino in forma moderna più antico al mondo.

La storia di questo violino è iniziata quindi nella seconda metà del Cinquecento quando diventò di proprietà dell’Arciduca Ferdinando II del Tirolo, e tuttavia porta il nome del musicista che lo utilizzò per quasi un cinquantennio, il leggendario violinista norvegese Ole Bull.

Eccentrico ma generosissimo, ammaliatore ma anche esigente ed egocentrico, fece parlare di sé la stampa di tutto il mondo e per diversi decenni. Portò con sé il suo Gasparo da Salò in tutti i paesi dove suonò, impiegandolo soprattutto nelle sale da concerto più grandi grazie al suo suono dal grande volume.

Ole Bull tenne centinaia di concerti in tutte le condizioni supportato da una grandissima resistenza fisica e soprattutto da un resistentissimo strumento. Oltre allo splendido violino ‘Ole Bull’, è oggi possibile ammirare altri strumenti di Gasparo Bertolotti da Salò, così come di alcuni liutai bresciani del Cinquecento, presso importanti musei come l’Ashmolean Museum di Oxford o Vestlandske Kunstindustrimuseum di Bergen o il Museo degli Strumenti Musicali di Vienna.

Particolare del "Riccio" del violino Ole Bull - Itinerari Brescia - Origine Foto: InternetTarga dedicata a Gasparo di Salò, presso la Chiesa di San Giuseppe - Itinerari Brescia - Origine Foto: Internet

Chi si trovasse, invece, a passeggiare per le vie di Brescia può raggiungere la Chiesa di San Giuseppe provando ad individuare nella navata centrale il luogo di sepoltura del “magister a violinis” morto il 14 aprile 1609. Lo scarno ma altamente significativo atto di morte recita infatti: ‘Messer Gasparo di Bertolotti maestro di violini è morto & sepolto in Santo Joseffo’.

Per questo e per altri illustri defunti ivi sepolti come Costanzo Antegnati, Benedetto Marcello e don Cesare Bolognini, la Chiesa di San Giuseppe è popolarmente considerata come il “Pantheon musicale bresciano”.

Naturalmente anche la città di Salò avendo dato in natali a Gasparo, oltre ad avere dedicato una splendida mostra al suo eccellente cittadino nel 2009, ricorda il maestro con un’eloquente scultura realizzata nel 1908 da Angelo Zanelli, visibile lungo la passeggiata che conduce al Municipio.

Inoltre presso l’erigendo Museo della Città di Salò farà bella mostra il contrabbasso di Gasparo detto “Biondo” che, acquistato dalla famiglia salodiana Biondo, è stato dato in comodato al comune di Salò per le sue manifestazioni musicali. Lo strumento fu usato per decenni da Leonardo Colonna, contrabbassista della Scala.

Testo di Nadia Spagna