L’eremo di S. Onofrio si erge sulle pendici del monte Palosso a 972 metri d’altitudine; attorno si ammira un ampio panorama che spazia su Nave, Bovezzo, Brescia e sulla bassa valle Trompia.


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Per raggiungerlo facilmente si può salire dalla stessa strada asfaltata che partendo da Lumezzane porta alla località Cocca, per poi proseguire seguendo le indicazioni, giungere ad un bivio che conduce a sinistra alla meta (indicata da un apposito cartello) passando prima lungo una strada sterrata, e a destra alla località Poffe.

Facciata del santuario - Itinerari Brescia - Fotografia di Francesca Emer ©

La zona è molto tranquilla e panoramica; nonostante molte aree appartengano a privati, il turista non rimarrà deluso dall’atmosfera e dalla pace del luogo. L’eremo si scorge immediatamente fra i campi.

Nel paesaggio circostante si noteranno diverse montagne, la più vicina delle quali è Conche; nella vallata, ecco visibili immediatamente Nave e Bovezzo e, in secondo piano, Brescia e la valle Trompia.

Monumento ai caduti in guerra - Itinerari Brescia - Fotografia di Francesca Emer ©

Secondo un’antica leggenda, narrata da Elia Capriolo nelle “Istorie Bresciane”, il santo eremita Onofrio, il cui culto si diffuse nell’epoca delle Crociate, si rifugiò sul Palosso per vivere in penitenza, compiendo numerosi miracoli.

Panorama di Nave - Itinerari Brescia - Fotografia di Francesca Emer ©

Il santuario fu luogo di intensa devozione e meta di continui pellegrinaggi, documentati dai numerosi dipinti votivi un tempo conservati al suo interno, di cui purtroppo restano solo pochi esemplari insieme a resti di fucili rotti, donati da alcuni cacciatori scampati a disgrazie.

L’edificio, ora di proprietà Riboldi, per i caratteri architettonici con cui si presenta, ad aula unica e con il tetto ripartito in due falde, dovrebbe risalire al Quattrocento. Sulla sua fondazione si è anche fatta l’ipotesi di una costruzione da parte degli Umiliati, ordine laico particolarmente forte nel Medioevo e diffuso in zona.

Probabilmente S. Onofrio è l’espressione della ricerca della vita eremitica tra Medioevo e primo Rinascimento; infatti, a partire dai secoli XI e XII, nell’area prealpina bresciana l’eremitaggio era molto diffuso. La forte religiosità dell’epoca può spiegare la scelta di singoli uomini di prendere la via dei monti, e di intere comunità di dedicare e tutelare edifici religiosi che diventano poi punto di riferimento per la devozione di intere zone.

L’ampia vetta del monte - Itinerari Brescia - Fotografia di Francesca Emer ©

Basti notare che, non distante da S. Onofrio, sorgono molti altri santuari fra cui appunto il santuario di Conche, l’eremo di S. Giorgio o la chiesa di S. Pietro in monte a Serle. All’interno della chiesetta dedicata a S. Onofrio si nota un arco trionfale a tutto sesto, impostato su paraste, separa la breve navata dal presbiterio, la cui volta a vela con le lesene e le cornici venne realizzata nel XIX secolo.

Originariamente il santuario era di proprietà della parrocchia di Concesio; nel 1505, essendo necessarie urgenti riparazioni, il santuario venne ceduto alla parrocchia di Bovezzo. Tale passaggio di proprietà diede l’occasione per promuovere una serie di interventi di ripristino ed abbellimento.

Tra il 1510 ed il 1513 venne così realizzato uno straordinario ciclo di affreschi, attribuito dagli storici ora al periodo giovanile di Geronimo Romanino, ora ad Altobello Meloni o, suo collaboratore. Riferibili alla scuola del Romanino sono infatti le tipiche figure dalla forte espressività, quelle degli Angeli che presentano l’animula di S. Onofrio al Padre Eterno, come il telaio architettonico, cioè il sistema di colonne corinzie ed architrave marmoreo a ordini sovrapposti in cui vengono suddivise le scene della vita del santo.

Veduta del monte Conche - Itinerari Brescia - Fotografia di Francesca Emer ©Veduta della località S. Onofrio - - Itinerari Brescia - Fotografia di Francesca Emer ©

Nella parete di sinistra, tra due dipinti votivi settecenteschi, un affresco raffigurante la Madonna tra i Santi Onofrio e Giobbe, datato 1510, è stato attribuito al caposcuola della pittura lombarda del ‘400, Vincenzo Foppa, forse in collaborazione con lo stesso Romanino.

Si ritiene che successivamente Romanino sia intervenuto per completare gli affreschi, insieme al giovane allievo Giovanni Francesco da Parma.

Nella prima metà del ‘700 al culto di S. Onofrio venne affiancato quello di S. Fermo, invocato a protezione del bestiame: da maggio a novembre il santuario era infatti frequentato da pastori, malghesi ed uccellatori che partecipavano alle sacre celebrazioni.

Nel 1785-86 vennero esposte le reliquie dei due santi ed una preziosa reliquia della Madonna, donata dall’Abate di Montichiari. Seguì un risveglio della devozione popolare: grazie alle offerte dei fedeli, all’inizio del nuovo secolo vennero promossi interventi di ripristino e ampliamento.

Veduta di S. Onofrio dal monte Conche - Itinerari Brescia - Fotografia di Francesca Emer ©

Nel 1818 fu realizzato il presbiterio nel quale fu collocato un gruppo di tre sculture, raffiguranti la Beata Vergine, S. Onofrio e S. Fermo. Nel 1900 si ebbe un ulteriore restauro ad opera del pittore Giuliano Volpi, che intervenendo nuovamente nel 1909 riportò alla luce gli affreschi rinascimentali.

Testo e Fotografie tratti dalla tesi di Francesca Emer: ” LA VALORIZZAZIONE DELL’ALTA VALLE DEL GARZA, DELLA VALLE DEL VRENDA E DELL’ALTOPIANO DI CARIADEGHE – Reportage fotografico tra marketing territoriale e sapori della natura”.

Francesca Emer possiede un interessante sito internet e una meravigliosa pagina Facebook. Vi consigliamo di visitarle.