Il cimitero vantiniano è il grande camposanto della città di Brescia: è stato il primo cimitero monumentale d’Italia e il modello per tutti quelli del XIX secolo.


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Il nome deriva dal suo architetto: Rodolfo Vantini che nel 1813, a seguito delle nuove disposizioni volute da Napoleone, ne iniziò la costruzione. I lavori per il cimitero occuparono l’architetto bresciano sino alla sua morte, avvenuta a Brescia nel 1856.

Il Vantiniano: il primo cimitero monumentale d'Italia

Di stile neoclassico, al suo ingresso si possono ben riconoscere i caselli della porta San Giovanni (Porta Milano), smontati e ricollocati qui alla fine degli anni 20 del XX secolo.

Il Vantiniano: il primo cimitero monumentale d'Italia

Il cimitero ha al suo interno una cappella dedicata a San Michele e dietro di questa si erge, coi suoi 60 metri di altezza, la bianca torre faro che fu il modello della Sigessäule eretta nel 1873 di fronte al Reichstag di Berlino da Heinrich Strack, per celebrare la vittoria sulla Francia. Nella base della torre bresciana è collocata la statua di Rodolfo Vantini.

Il Vantiniano: il primo cimitero monumentale d'Italia

All’interno del cimitero vi è una porzione dedicata al sacrario militare con la grande tomba rettangolare dell’eroe del Risorgimento Tito Speri (1825-1853). Lungo i viali di accesso si possono trovare numerose tombe monumentali, fra le quali spicca quella del generale austriaco Johan Nugent, morto a Brescia il 17 aprile 1849, combattendo contro i bresciani durante le Dieci Giornate che valsero alla nostra città il titolo di Leonessa d’Italia.

Il Vantiniano: il primo cimitero monumentale d'Italia

Durante la Seconda Guerra Mondiale, soprattutto nell’ultimo anno, anche Brescia fu colpita, duramente e a più riprese, dai raid aerei e, a causa della vicinanza col quartiere industriale, anche il vantiniano fu interessato dai bombardamenti.

Rodolfo Vantini ha lasciato molte tracce a Brescia, come per esempio l’Arco del Granarolo in via X Giornate o la famosa tomba del cane  e a Milano i caselli daziari di Porta Venezia.

Lorenzo Del Pietro