La prima chiesa risale al XIII secolo

Sul luogo in cui sorge l’attuale edificio, nel XIII secolo, i padri Umiliati di Palazzolo avevano edificato una prima chiesa. L’ordine, tuttavia, si stava avviando ad un lento decadimento; il complesso fu quindi affidato ai padri Gerolamini, che vi fecero ingresso nel 1519 e che, tre anni dopo, avviarono il rifacimento della chiesa su progetto del confratello Ludovico Barcella. Il nome fu contestualmente cambiato in Santa Maria delle Grazie e la sua consacrazione avvenne nel 1539.

La chiesa e il Santuario delle Grazie

I Gerolamini erano presenti in città dalla metà del Quattrocento, in un monastero situato oltre le mura settentrionali di Brescia, in Borgo Pile; dopo il tremendo sacco di Brescia ad opera dei soldati di Gaston de Foix (1512), i Veneziani decisero di abbattere tutti gli edifici nel raggio di un chilometro e mezzo dalle mura, per poter meglio controllare gli accessi al contado e alla città; la demolizione coinvolse anche il convento gerolamino.

La chiesa e il Santuario delle Grazie

Il ricco portale in marmo…

Dalla loro chiesa, i Gerolamini smontarono il ricco portale del 1490, in pietra di Botticino e marmo rosso di Verona. Progettato da Pietro Morari da Soresina – si firma M. PHILIPPUS CREMONEN ME FECIT – fu commissionato dal capitano di ventura Matteo Leoni, che si fece ritrarre con armatura, inginocchiato davanti alla Vergine e accompagnato da San Gerolamo; gli stessi leoni ai piedi del portale alluderebbero al cognome del committente.

Il resto della facciata è impostato da Barcella secondo un elegante prospetto rinascimentale, dove lesene e cornice marcapiano scandiscono quasi pittoricamente la superficie e alludono alla ripartizione dell’interno in tre navate.

La chiesa e il Santuario delle Grazie

L’architettura dell’interno, ora fortemente condizionata dagli stucchi seicenteschi, è limpidissima e di chiarezza tutta centroitaliana, fattore che può tradire una qualche formazione toscana del Barcella: grande volta a botte nella navata centrale; campate quadrate e cupolette ritmicamente ripetute nelle navate laterali.

I grandi lavori del 600

Con il Seicento fervono lavori di rinnovamento in molte chiese cittadine, parallelamente a quelli del Duomo Nuovo. Nel 1602 inizia la grandiosa campagna di decorazione a stucco dell’intero soffitto della chiesa, secondo la moda controriformata invalsa a Milano. Sono infatti membri delle famiglie Redi e Colomba, provenienti dalla valli del Comasco e dai cantieri milanesi, a firmare rispettivamente la maggior parte della cupolette laterali e la grande volta centrale. La chiesa delle Grazie, così, si avvia a diventare il primo e il più importante edificio barocco della città, almeno dal punto di vista decorativo. Risulta assai caratteristico l’effetto di incrostazione di stucco su un impianto pienamente rinascimentale.

La chiesa e il Santuario delle Grazie

I medaglioni della navata centrale sono opera del pittore bresciano Francesco Giugno, tra i più quotati pittori della Brescia manieristica; vi sono raffigurati l’Apparizione di Cristo risorto alla Madonna, la Pentecoste, l’Assunzione, l’Incoronazione e la Morte di Maria. Quelli del presbiterio spettano al milanese Giovan Mauro della Rovere, detto il Fiamminghino, autore di altri importanti cicli pittorici in città e in provincia.

Ciclo mariano tra i più interessanti del manierismo bresciano, le tele del presbiterio sono del gerolamino bolognese Tiburzio Baldini (Sposalizio della Vergine, Visitazione e Strage degli innocenti), di Camillo Procaccini (Natività della Vergine), di Antonio Gandino (Purificazione della Vergine e la Presentazione di Gesù al Tempio), di Grazio Cossali (Adorazione dei Magi) e di Francesco Giugno (Circoncisione); tutte opere comprese tra 1609 e 1611, commissionate a chiusura della campagna di rinnovamento del primo Seicento.

La chiesa e il Santuario delle Grazie

Arrivano i Gesuiti…

Con la soppressione dell’ordine ad opera di papa Clemente IX, nel 1668 ai Gerolamini subentrarono i Gesuiti; questi rinnovarono buona parte degli altari, pur mantenendo inalterata la struttura della chiesa e la sua decorazione. Alla committenza e alla devozione gesuitica vanno riferite le opere di fine secolo e di tutto il Settecento, come quelle del veronese Pietro Antonio Rotari (San Francesco Saverio fra i giapponesi, 1745, secondo altare a destra) e del veneziano Simone Brentana (San Francesco Regis, 1725, porta laterale destra). I due artisti si formano a Verona in anni in cui la città veneta condivideva con Brescia un preciso orientamento classicista, mentre buona parte della provincia veneta era maggiormente orientata verso lo smagliante rococò dei Tiepolo.

È uno splendido esempio della committenza gerolamina la pala maggiore di Moretto con la Natività di Gesù con san Gerolamo e un frate gerolamino, comunemente riferita al 1550 ma recentemente anticipata al 1530 circa, per il tono plumbeo dominante e per altri elementi di natura ancora foppesca. Sempre al Moretto spetta la pala con i Santi Antonio da Padova, Antonio Abate e Nicola da Tolentino (1530), commissionata dai Lana Terzi.

La chiesa e il Santuario delle Grazie

Il secolo XIX

Nel primo decennio dell’Ottocento i dipinti furono trasferiti nella Pinacoteca Tosio Martinengo, dove sono tuttora, e sostituiti con due copie. Resta invece nella collocazione originaria – la cappella di testa della navata destra – la Madonna col Bambino in gloria con i santi Rocco, Martino e Sebastiano, dipinta dal Moretto attorno al 1525, in età giovanile, quando l’artista cerca un confronto diretto con le figure del Polittico Averoldi di Tiziano in San Nazaro e Celso, come sembra palese nella figura di San Sebastiano.

Pietro Rosa, allievo di Tiziano, è autore del Martirio di santa Barbara nella prima cappella a destra, affidata alla Scuola dei Bombardieri e degli Artiglieri, fondata dai veneziani nel 1531. Nella composizione affollata si riconoscono le fisionomie più tipiche di Tiziano e replicate dai suoi allievi. Allo stesso autore spettavano le ante del primitivo organo Antegnati, oggi sostituito con quello dei bergamaschi Serassi.

Al secondo altare sinistro, la Madonna della misericordia con i santi Michele, Giovanni Battista, Bernardo e Maddalena, della metà del Cinquecento, è opera assai raffinata di Andrea da Manerbio; l’artista interpreta in modo sofisticato le fisionomie e le iconografie morettesche.

Il Santuario

Annesso alla chiesa – vi si accede dal chiostro laterale – è il Santuario di Santa Maria delle Grazie, luogo distinto dalla chiesa vera e propria. La struttura attuale sorge sull’area che fu della prima chiesa degli Umiliati, del XIII secolo, ma è frutto di un radicale restauro compiuto tra 1875 e 1907.

La chiesa e il Santuario delle Grazie

Il Comune affidò il compito all’architetto Antonio Tagliaferri, autore anche degli arredi interni e del progetto decorativo. Tagliaferri, maestro storicista legato a Camillo Boito e a Luca Beltrami, realizza qui uno dei più importanti complessi neogotici della Lombardia, splendido per ricchezza di materiali e unità dell’insieme.

La chiesa e il Santuario delle Grazie

Gli affreschi furono iniziati dal bresciano Modesto Faustini – discepolo di Giuseppe Bertini a Brera – e terminati da Cesare Bertolotti, alla luce di uno stile limpido e purista, come traspare dalla leggera Annunciazione, interessantissima declinazione in senso preraffaellita della pittura lombarda.

Da non perdere!

Nei pressi potete visitare la chiesa di San Faustino, la Pallata, il tombino di vetro di Brescia Underground, la chiesa della Pace, la chiesa di San Giuseppe e quella di San Francesco.

Fiorenzo Fisogni

Fotografie Nicol Pini