La fondazione della primitiva chiesa di Sant’Agata può essere riferita agli anni compresi tra VI e VII secolo, in epoca gota-longobarda, quando un sacello dedicato alla martire catanese – protettrice del fuoco e invocata contro gli incendi – sorse nel quartiere popolare oltre la prima cerchia di mura, a ridosso del Cordusio, l’antico palazzo ducale.

Fu rimaneggiata più volte nel corso dei secoli. I lavori più importanti furono patrocinati dal parroco Giovanni Navio da Asola alla fine degli anni Trenta del Quattrocento e terminati grazie ad una generosa donazione del conte Bartolomeo Martinengo di Villachiara (1471): fu possibile soprattutto completare il presbiterio, fortemente rialzato, perché costruito su un ponte che scavalca il fiume Garza.

In questi anni la chiesa assume la sua struttura in forme di transizione gotico-rinascimentali, con elegante decorazione in cotto e ceramica – visibili ancora lungo il perimetro absidale esterno – e tre ampie volte a crociera. Viene curiosamente mantenuto il forte rialzo sul livello della strada; la soluzione derivava forse dal fatto che, addossata al perimetro esterno delle prime mura cittadine e al corso del fiume, dovesse adattarsi ai terrapieni che fornivano sostegno alla cinta urbana.

Corsetto Sant'Agata, luogo dove sorge la chiesa - Brescia - Foto ©Itinerari Brescia

Corsetto Sant’Agata, luogo dove sorge la chiesa

Nel Cinquecento, invece, si avvia la costruzione delle cappelle della navata (1514-1524); queste sono realizzate appoggiando grandi strutture in muratura, con arcate e pilastri, alla parete già esistente. Si completa così l’aggiornamento del vecchio edificio ad un gusto più vicino agli stilemi architettonici manieristici, assai di moda in quegli anni.

Chiesa di Sant'Agata - La foto raffigura l'entrata della chiesa - Foto ©Itinerari Brescia

Chiesa di Sant’Agata – entrata della chiesa

La facciata esterna, semplice ed elegante, mantiene la forma quattrocentesca ad eccezione del bellissimo portale settecentesco, alla cui decorazione lavora Antonio Calegari, che scolpisce le statue di Sant’Agata, Lucia e Apollonia, cui la chiesa è dedicata. Lo scultore, tra i favoriti della committenza bresciana e assai attivo nel cantiere del Duomo e della Pace, dona alle tre figure uno slancio affettivo e una pienezza di panneggi che conferiscono grande movimento alle figure, proiettate verso il cielo.

Il fianco destro esterno della chiesa è costruzione novecentesca, resa necessaria dall’apertura di Piazza Vittoria. Il nuovo disegno del fianco e dell’abside mantiene l’idea delle arcate della piazza e lascia intravedere, sul retro della chiesa, il grande arco che costituisce il ponte di fondazione del presbiterio.

L’interno è dominato dagli affreschi che ricoprono le tre volte, uno dei vertici della scenografia lombarda: il quadraturista Pietro Antonio Sorisene immagina uno spazio architettonico di archi e colonne che si slanciano verso il cielo, entro cui si muovono gruppi di figure dipinti da Pompeo Ghitti, con l’Assunzione e l’Incoronazione della Vergine e l’Ascensione di Cristo (1683).

Chiesa di Sant'Agata - Immagine suggestiva dell'interno - Foto ©Itinerari Brescia

Chiesa di Sant’Agata – Immagine dell’interno

Si tratta di uno dei primi esempi di decorazione barocca nel Bresciano: erede del quadraturismo cinquecentesco – quello rigoroso e concreto dei Rosa e di Sandrini – Sorisene tenta di sfondare il soffitto secondo una visione più articolata e fantasiosa, sempre credibile ma nel senso di una forzatura dello spazio che risente dei coevi esperimenti romani.

Chiesa di Sant'Agata - Particolare dell'ingresso - Foto ©Itinerari Brescia

Chiesa di Sant’Agata – Particolare dell’ingresso

Sulle pareti, invece, alcuni pittori del manierismo bresciano affrescano Scene dell’Antico Testamento; buona parte di questi sono frutto della collaborazione tra Pietro Marone e Tommaso Bona (1593), artisti tra i più quotati nella Brescia di fine secolo, che avevano già collaborato nella decorazione della chiesa di San Pietro de Dom e della Sala del Consiglio in Loggia, a dimostrazione del prestigio raggiunto.

Di grande impatto emotivo, la Crocefissione affrescata nell’abside (1475 circa) è attribuita ad Andrea Bembo, membro di una delle famiglie di pittori più importanti nella Lombardia quattrocentesca, con legami assai forti con la corte sforzesca e attivissima anche tra Brescia, Cremona e la Milano viscontea. Dopo aver affrescato la parete absidale di San Barnaba, Andrea guadagna grande credito a Brescia: egli innesta sul vocabolario tipicamente lombardo di eleganze tardogotiche – figure placide e allungate, grande attenzione ai dettagli – elementi desunti dalla cultura veneta, dal Foppa, dal Vivarini e dalla Sant’Orsola che questi aveva lasciato in San Pietro in Oliveto.

Sull’altare maggiore campeggia uno dei capolavori del pittore Francesco Prata da Caravaggio, il Martirio di sant’Agata in croce (1519-1522). Lo spirito anticlassico delle figure e le tipologie dei volti sono evidente segno di come l’artista caravaggino seguisse attentamente gli sviluppi dell’arte di Romanino, spesso copiandone le opere o seguendone le orme.

Nella pala di Sant’Agata, l’artista dimostra di guardare anche a certe sperimentazioni bramantinesche che stavano interessando altri pittori bresciani, come Moretto, nella maggiore geometrizzazione delle figure maschili, nelle linee più spezzate dei panneggi, nella classica monumentalità del gruppo di figure che si staglia contro il paesaggio.

Nella chiesa si possono ammirare altri esempi di questo stile nelle due tele di Paolo da Caylina il Giovane raffiguranti la Natività e l’Epifania, con figure concrete, piene e trattate con un certo gusto realista; i due dipinti inquadrano la Madonna della Misericordia, un affresco votivo trasportato in chiesa dalla facciata di una casa limitrofa e ritenuto miracoloso.

Chiesa di Sant'Agata - Interno - Foto ©Itinerari Brescia

Chiesa di Sant’Agata – Interno

Dei primi anni del Settecento è l’ultimo grande intervento di rilievo nella chiesa; ricavata dall’antica sagrestia, viene aperta la Cappella del Sacramento sul lato destro della navata. L’altare di Domenico Corbarelli contiene la pala del classicista veronese Antonio Balestra con la Pietà del 1724: la Madonna, alta ed elegantissima, contempla il figlio morto con un dolore trattenuto, invito alla meditazione sulla morte. Sulla sinistra, la Carità è una delle creazione più delicate di Sante Calegari il vecchio, capostipite della famosa famiglia di scultori bresciani.

I due ovati di Antonio Pellegrini raffigurano Elia confortato dall’angelo (a destra) e Davide che riceve i pani da Achimelech (a sinistra); per certi versi sono opere opposte a quella del Balestra, nel loro stile vaporoso e tipico del rococò veneziano. Il favore goduto a Brescia dal classicismo è dimostrato, qui, dalla posizione preminente del dipinto di Balestra rispetto a quella più marginale delle tele di Pellegrini, che pure ebbe grandissimi successi presso le corti di mezza Europa.

Potete vedere alcune foto della facciata della chiesa di Sant’Agata nella prima e nella seconda parte di “Passeggiate bresciane”.

Fiorenzo Fisogni