Un ruolo fondamentale nella cultura bresciana del 700

Il cantiere dell’imponente basilica aprì il 21 settembre 1720. I padri Filippini, dopo lo spostamento dalla sede storica – la chiesa di San Gaetano – avevano acquistato case e terreni adiacenti al nuovo oratorio presso la contrada della Pallata, al fine di costruire un nuovo edificio, grandioso, sull’esempio dei modelli controriformati romani.

La Chiesa di Santa Maria della Pace

Il ruolo dei Padri della Pace fu importantissimo nella cultura bresciana del secolo XVIII, in virtù della grande biblioteca, della scuola di canto e, non ultimo, del cantiere della chiesa, tra i più moderni e ammirati della Lombardia di quegli anni.

La chiesa di Santa Maria della Pace

L’incarico per la costruzione fu affidato all’architetto veneziano Giorgio Massari, che aveva saputo rinnovare lo spirito classicista di Andrea Palladio a due secoli di distanza e, per questo, fu subito il prediletto della Serenissima Repubblica; Massari concepisce un’unica alta navata, con ampio transetto, cupola centrale e cupoletta ellittica in corrispondenza del presbiterio.

La chiesa di Santa Maria della Pace

Il perimetro interno viene scandito da colonne di marmo di Botticino, insolitamente rosato grazie al ritrovamento, proprio in quegli anni, di una vena non bianca; il movimento è garantito da sette altari disegnati dallo stesso architetto che, in tal modo, firma l’edificio nella sua totalità, pavimento incluso. Il salodiano Bartolomeo Spazzi si occupò di guidare il cantiere secondo la volontà dell’illustre collega, presente a Brescia in più riprese; gli successe, dal 1734, Giovanni Battista Marchetti.

La chiesa di Santa Maria della Pace

1738: la splendida cupola chiude il cantiere

Nel 1738 la chiesa può dirsi conclusa con l’erezione della vastissima cupola, che meritò una nuova visita di Massari, interessato all’esatta traduzione dei propri disegni. Diventato il cantiere più importante dell’architettura classicheggiante bresciana, accanto al Duomo Nuovo, e godendo del favore della cardinale Angela Maria Querini, si poté dare inizio alla decorazione interna e alla commissione degli altari marmorei con le relative pale.

La chiesa di Santa Maria della Pace

Coerentemente con il gusto classicista della committenza bresciana, i Filippini incaricano il bolognese Francesco Monti e Giacomo Zanardi della decorazione ad affresco della volta e della cupola, con Storie della Vergine (1739-1746): entro le quadrature e le finte stuccature di Zanardi, il Monti realizza uno dei capolavori della decorazione a monocromo, con figure vivaci e una delicatezza chiaroscurale che riuscì a ingannare l’occhio di illustri visitatori; tra questi il cardinale Calini che, credendo fossero stucchi reali, obiettò che un simile tipo di ornamentazione fosse ormai fuori moda, decretando involontariamente la fortuna dei due pittori emiliani.

La chiesa di Santa Maria della Pace

Dono del cardinal Querini, sull’altare maggiore spicca la Presentazione al Tempio del lucchese Pompeo Gerolamo Batoni (1736), pittore che il prelato veneziano aveva potuto conoscere direttamente a Roma, in qualità di cardinale di San Gregorio al Celio.

La chiesa di Santa Maria della Pace

Dieci anni dopo, il conte Emanuele Martinengo di Pianezza offre alla chiesa una seconda, splendida opera di Batoni, il San Giovanni Nepomuceno davanti alla Vergine del transetto sinistro (1746); l’artista – campione del classicismo settecentesco – apre qui a ricordi e suggestione più barocche, nel tendaggio e nella tenerezza delle figure angeliche.

La chiesa di Santa Maria della Pace

Con grande coerenza, i padri filippini chiedono dipinti ad artisti assai diversi, ma tutti accomunati da una particolare predilezione per figure solide, composizioni nitide e chiare, lontani da eccessi rococò. Ecco che il padre filippino Crotta ordina a Giambattista Pittoni la Madonna col Bambino e san Carlo Borromeo (1738) per il terzo altare a destra.

La chiesa di Santa Maria della Pace

La nobildonna Emilia Venazzoli paga il veronese Antonio Balestra per la Madonna col Bambino appare a san Francesco di Sales (1736); le elegantissime figure, formate con colori liquidi e chiarissimi, si dispongono a “zig zag” secondo un ritmo mosso ma cadenzato.

La chiesa di Santa Maria della Pace

Il San Filippo Neri genuflesso davanti alla Madonna (1745) del secondo altare a destra, è un trionfo classicista di Giacomo Zoboli, lo stesso autore della pala maggiore del Duomo Nuovo, preziosa nelle sue tonalità fredde e nei delicatissimi accostamenti cromatici.

La chiesa di Santa Maria della Pace

Il bresciano Antonio Calegari, uno dei massimi esponenti della scultura barocca lombarda, lavora alle statue della Fortezza e della Temperanza ai lati del San Giovanni Nepomuceno di Batoni e, soprattutto, a due delle sculture di Apostoli che circondano il perimetro interno della basilica: San Giovanni Evangelista e San Giacomo Minore, all’imbocco del transetto destro (1748). Il movimento impresso alle due figure e il profondo naturalismo dei dettagli ne fanno i capolavori assoluti del Calegari; basti guardare i dettagli delle mani del San Giacomo o lo slancio del panneggio e l’espressività del San Giovanni.

La chiesa di Santa Maria della Pace

Le restanti sculture furono affidate allo scultore Cesare Zani, nella seconda metà dell’Ottocento; la loro maggiore staticità e il loro rigore è più consono agli orientamenti della scultura lombarda di stampo neoclassico, assai differenti da quei capolavori di movimento che sono gli esempi di Calegari.

La facciata incompiuta

La facciata rimase incompiuta e fu portato a termine solo il portale neoclassico. Tuttavia, si conservano ancora i disegni di Massari – incisi dall’allievo Bernardino Maccaruzzi – circa la sistemazione dell’intero fronte sulla strada. Nonostante un primo progetto per la facciata fosse richiesta all’architetto neoclassico Donegani, i Filippini preferirono lasciare incompiuta l’opera, mantenendo così la matrice massariana del complesso architettonico.

La chiesa di Santa Maria della Pace

La Madonnina

La statua della Vergine in rame dorato che svetta sulla lanterna della cupola, assai caratteristica del panorama bresciano, è la replica dell’originale di Giovanbattista Carboni che crollò nel 1848, a seguito di un temporale particolarmente violento, proprio nella notte in cui gli Austriaci fecero il loro rientro a Brescia dopo le dieci giornate di ribellione della cittadinanza bresciana.

Fiorenzo Fisogni
Fotografie di Nicol Pini