Spesso dimenticati, talvolta fraintesi e utilizzati per bizzarre ricostruzioni pseudostoriche, i Cenomani invece fanno parte di noi poiché sono la civiltà che si sviluppò nel nostro territorio tanto da fare di Brescia il suo centro principale. Oggi cerchiamo di fare un po’ di chiarezza su questo popolo che potremmo definire come quello dei “primi bresciani”.

Il periodo Cenomane nel territorio bresciano

[…] Alia subinde manus Cenomanorum Etitovio duce vestigia priorum secuta eodem saltu favente Belloveso cum transcendisset Alpes, ubi nunc Brixia ac Verona urbes sunt locos tenuere.

Livio V 35
«[…] Subito dopo, un’altra ondata di Galli – questa volta Cenomani guidati da Etitovio – seguì le orme dei predecessori e, dopo aver valicato le Alpi nello stesso punto con l’appoggio di Belloveso, si andò a stanziare là dove oggi si trovano le città di Brescia e Verona.»

Alla scoperta dei Cenomani: i primi abitanti di Brescia!

Come ci descrivono le fonti latine e ci conferma l’archeologia, alla fine del IV secolo a.C. tribù di Celti, o Galli per i Romani, varcarono le Alpi e invasero l’Italia settentrionale, spingendosi poi fino a Roma, che fu presa e saccheggiata (circa 380 a.C.). Brescia diviene la caput Cenomanorum, capitale di una di queste tribù e saranno i Cenomani che entreranno in contatto con Roma nella sua espansione verso il nord Italia.

Di questa fase storica cosa resta oggi nel territorio bresciano?

L’arrivo dei Celti mutò considerevolmente il quadro dei gruppi culturali dell’Italia settentrionale preromana introducendo nuovi costumi (l’usanza dell’inumazione nelle sepolture), nuovi oggetti e una nuova cultura. Mentre l’area veneta e quella retica (l’area alpina lungo la valle dell’Adige) non furono all’inizio direttamente interessate dalla conquista celtica, o lo furono in modo molto marginale, i mutamenti più profondi si verificarono nell’area della pianura padana, in Romagna e nelle Marche, vale a dire nei territori, tra cui quello bresciano, già celtici della cultura di Golasecca e in quelli etruschi a nord del Po, , e in quelli umbri e piceni a sud del Po.

Brescia caput Cenomanorum

I Cenomani si stanziarono nella pianura bresciana. Il loro territorio si estendeva grosso modo, secondo quanto ci lasciano intuire le fonti archeologiche, dall’Oglio fino all’Adige, a nord raggiungeva la fascia delle colline moreniche lacustri e a sud il corso del Po.

Lo storico latino Livio definisce Brescia caput Cenomanorum (“in vicos Cenomanorum Brixiamque,
quod caput gentis erat”, Livio XXXII 30), ma oggi conosciamo i Cenomani più nel loro popolamento del territorio bresciano che per quello della città, per quanto gli scavi degli ultimi anni (via Agostino Gallo, Capitolim ecc.) ci hanno dato un quadro molto più preciso della città cenomane.

Piccoli abitati rurali…

Il territorio cenomane doveva presentare una geografia del popolamento caratterizzata da piccoli abitati rurali sparsi, ma poco distanti l’uno dall’altro. Li conosciamo soprattutto grazie al ritrovamento di necropoli di piccole e medie dimensioni localizzate prevalentemente in due zone: l’anfiteatro morenico del Garda, specialmente a ovest del Mincio (Ponti sul Mincio, Castellaro Lagusello, Cavriana, Castiglione delle Stiviere, Lonato, Polpenazze) e la pianura nel tratto compreso tra la confluenza del Mella e del Chiese nell’Oglio (Remedello Sopra, Remedello Sotto, Casalmoro, Ca’ di Marco, Sorbara, Carzaghetto, Fontanella, Volongo, Gambara, Gottolengo, Manerbio ecc.). Molti dei reperti provenienti dalle sepolture di area bresciana oggi li troviamo al Museo di Santa Giulia di Brescia, ma anche nel Museo di Manerbio e nell’Antiquarium delle Grotte di Catullo.

Le sepolture

Il rito funerario praticato dai Celti Cenomani, senza eccezioni almeno fino alla metà del II secolo a.C., prevedeva di deporre il defunto in posizione distesa in fosse scavate nel terreno. Il defunto era quindi accompagnato da un corredo costituito da armi (spade, lance, coltelli, scudi, elmi) e da oggetti di abbigliamento e di ornamento come fibule, torques (la collana in verga metallica ritorta tipica dei Celti), braccialetti, anelli, armille, distinti tra uomo (nella cui sepoltura prevalgono le armi) e donna (il cui corredo, talvolta più ricco di quello maschile vede la presenza di torques e bracciali a serpentina in argento). Nelle tombe del IV e III secolo a.C. manca, fra gli oggetti di corredo, la ceramica, salvo un numero limitato di casi.

Rari ma preziosi sono gli oggetti decorati secondo lo stile caratteristico dell’arte celtica trovati in territorio cenomane Il più controverso proviene dalla più importante tomba cenomane, ritrovata in territorio mantovano a Castiglione delle Stiviere. Il corredo di questa tomba a inumazione era veramente eccezionale, ma solo una parte si è conservata dal momento che la scoperta fu del tutto fortuita e la tomba venne scavata senza criteri scientifici. Oggi è possibile vederlo a Museo Nazionale di Mantova.

Tra gli oggetti del corredo si trovano numerosi frammenti di bronzo, alcuni decorati, la cui funzione è ancora oggi oggetto di dibattito. L’ipotesi più affascinante è che essi potrebbero essere gli elementi di una carnyx, la tromba da guerra dei Celti. Le lamine di bronzo di questo oggetto enigmatico sono decorate a sbalzo secondo uno stile caratteristico dell’arte celtica del III secolo a.C.

L’elmo di Gottolengo e le Fàlere di Manerbio

Altri importanti reperti decorati provengono dall’area bresciana e sono oggi esposti al Museo di Santa Giulia di Brescia: si tratta di un elmo di ferro con applique e paragnatidi di bronzo decorate con un intreccio di motivi floreali e animali proveniente da Gottolengo, databile alla seconda metà dal IV sec. a.C., e le fàlere di Manerbio, che appartengono a una fase certamente più tarda dell’arte celtica.

Alla scoperta dei Cenomani: i primi abitanti di Brescia!

Nei primi due secoli dell’occupazione celtica della pianura padana (IV-III sec a.C.), la cultura gallica, comparsa insieme alle tribù calate nell’Italia settentrionale alla fine del IV secolo, si manifesta con l’introduzione di costumi e usanze differenti da quelle delle epoche precedenti che verranno adottati dalle popolazioni autoctone e talvolta rielaborati in forme ibride dalle culture locali. Ma inizierà nel corso del III secolo quel fenomeno destinato a mutare profondamente il mondo gallico dell’area padana.

Alla scoperta dei Cenomani: i primi abitanti di Brescia!

Nei secoli successivi, nel II e soprattutto del I secolo a.C., saranno i Galli a ricevete e ad assimilate molteplici influssi e a subire un processo di radicale trasformazione culturale, per comprendere i quali bisogna rifarsi agli avvenimenti storici di cui furono protagonisti a cavallo tra il III e il II sec. a.C.

La conquista romana

Nel periodo immediatamente precedente e successivo alla seconda guerra punica (218-201 a.C.) i Romani attuarono la conquista del territorio celtico. Dopo una serie di alterne vicende, la tribù dei Senoni prima e dei Boi poi furono sconfitte e il loro territorio, la pianura padana a sud del Po, passò alle dirette dipendenze di Roma e vi furono fondate colonie latine. Diversa la situazione a nord del Po dove il territorio non venne invece occupato. Con Insubri e Cenomani fu stretta un’alleanza. Nella Gallia Cisalpina ebbe però così inizio un processo di romanizzazione sul piano culturale, che fu molto rapido e intenso. I Galli cominciarono ad adottare costumi, usi e modelli culturali e alla fine anche la lingua del mondo romano.

La tomba di Flero

Prova di questi scambi culturali sono ancora una volte gli oggetti che troviamo nelle sepolture come ad esempio la ceramica a vernice nera di produzione di area centro-italica, e le monete. Un ritrovamento recente nella zona di Flero ha messo in luce come questo fenomeno sia estremamente precoce: la tomba trovata a Flero è infatti databile tra la fine IV – metà III secolo a.C. e vi compaiono armi del guerriero celta e un corredo ceramico tra cui una coppa a vernice nera di importazione dall’area etrusca.

La romanizzazione

Nel I sec. a.C. l’area occupata dai Galli a Nord del Po mostra di aver ormai raggiungo un grado di profonda romanizzazione così come attesta l’edificazione del Santuario Repubblicano di Brescia.

Dopo la battaglia di Filippi nel 42 a.C. il confine politico dell’Italia portato ai piedi delle vallate alpine e i principali centri della Cisalpina, come Brescia, ebbero il pieno diritto di città e sottoposti alla magistratura romana ordinaria.

L’urbanizzazione secondo i modelli della civiltà romana con tutto il relativo impianto di infrastrutture (acquedotti, sistemai viari, fognature), costruzione di edifici pubblici rappresentativi come il tempio, il teatro o le terme, e la divisione della campagna in un reticolato di poderi (centuriazione) saranno fenomeni che troveranno concreta attuazione soprattutto in età augustea.

Di seguito potete trovare due video realizzati da Brescia Musei per l’Opera del mese.

Giovanna Bellandi

Fotografie di Brescia Musei