Sul monte Conche non si trova solo il suggestivo santuario, ma anche la statua di un Alpino affacciata sulle valli sottostanti.


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Anch’essa ha una sua storia da narrare, iniziata domenica 10 luglio 1963, quando sopra gli occhi di centinaia di persone, dal campo dell’Oratorio S. Filippo Neri di Nave, si alzò un elicottero militare. Obiettivo della missione era il trasporto lassù, al Santuario voluto da S. Costanzo, della statua bronzea, per erigere un monumento.

L’idea, proposta dal Gruppo Alpini di Nave, era stata subito accolta dagli Alpini di Lumezzane (suddivisi nei gruppi di S. Sebastiano, S. Apollonio e Pieve), di Cortine e di Caino. Si mormorava dell’iniziativa da tempo, ma la decisione definitiva venne presa dall’assemblea degli Alpini l’ultima domenica di marzo di quell’anno.

Poco dopo, un gruppo di volontari si mise al lavoro (già da domenica 18 aprile) per preparare il terreno su cui sarebbe sorto il basamento che avrebbe, a sua volta, sostenuto la statua.
Ancora oggi i nomi dei gruppi promotori sono impressi nella lapide incastonata ai piedi della statua, preceduti da quello dell’Associazione Nazionale Alpini.

Veduta delle montagne circostanti - Itinerari Brescia - Fotografia di Francesca Emer ©

Prima dell’inizio dei lavori una sorta di commissione aveva preso visione del luogo prescelto per la formazione del basamento, sul quale sarebbe stata poi collocata la statua bronzea dell’Alpino. Il basamento venne completato il 28 luglio, proprio l’ultima domenica utile prima della data fissata per l’inaugurazione, prevista per il 4 agosto 1963.

Fino ad allora, un numero sempre crescente di volontari si era dato da fare per spianare la zona che stava per accogliere l’Alpino ed estrarre la sabbia più sotto, mentre gli altri materiali giunsero grazie alla teleferica, da poco entrata in funzione, che saliva e sale ancor oggi a Conche. Ogni domenica o qualunque giorno festivo, i volontari partivano alle quattro del mattino per mettersi al lavoro; così, poco per volta, si andava preparando il terreno per il monumento.

Veduta delle montagne circostanti - Itinerari Brescia - Fotografia di Francesca Emer ©

L’Alpino di bronzo, saldamente cementato sopra un basamento di pietra e prospettato sulle valli di Nave, Caino e Lumezzane, è ad altezza naturale, opera dell’artista navense Giuseppe Rivadossi.
Il personaggio raffigurato, che porta la memoria degli Alpini caduti in guerra, è avvolto da un mantello che lo protegge dalle bufere di neve e dal rigore dell’inverno russo.

Dapprima si era incerti su come creare l’Alpino; l’idea iniziale era quella di collocarlo disteso sulla collina, in sonno o congelato, quasi morente, comunque adagiato a terra, come i tanti che affrontano la vita con durezza. Furono infatti fatica e dolore il pane quotidiano dei giovani soldati inviati in terra di Russia, nell’immensa pianura di neve, durante la guerra.

L’altra proposta, quella che poi prevalse, poneva la figura dell’Alpino ben visibile, eretta ed avvolta nella pesante coperta. Proprio come oggi lo vediamo lassù, mentre veglia sulle valli di Caino, Nave e Lumezzane.

Il Garda fa da sfondo all’Alpino - Itinerari Brescia - Fotografia di Francesca Emer ©

Per costruire la forma dell’Alpino, venne prima creata una statua di gesso come stampo; questa, modellata dall’autore, venne portata in fonderia a Milano con il camion di Gianni Mattanza. A lavoro concluso entrambe le statue furono depositate all’Oratorio di Nave.

La prima era già stata presentata al publico durante una serata appositamente organizzata, al fine di sensibilizzare le persone a sostenere finanziariamente l’iniziativa. Non si impiegò molto a raggiungere la somma richiesta, che si aggirava sulle 680mila lire: gli Alpini dei sei gruppi che avevano lanciato e raccolto l’idea incontrarono immediatamente la generosità delle popolazioni dei comuni di Nave, Lumezzane e Caino.

Finalmente arrivò il 4 agosto 1963, e fu una giornata indimenticabile.
Quel giorno, come ricordano i testimoni di quell’avvenimento, dai diversi sentieri che raggiungono Conche, salirono non meno di duemila persone.

Controluce - Itinerari Brescia - Fotografia di Francesca Emer ©L’Alpino avvolto nella sua coperta - Itinerari Brescia - Fotografia di Francesca Emer ©

Proprio per questo la messa fu celebrata ai piedi della collina in cima alla quale si erge il monumento dell’Alpino, la chiesetta non avrebbe mai potuto contenere tutti. Celebrante era Mons. Maifredi, canonico del Duomo di Brescia e cappellano militare.

Oltre ai sindaci dei tre comuni interessati all’avvenimento, era presente il presidente sezionale. L’intera cerimonia fu accompagnata dalle note delle bande musicali dei diversi paesi, mentre il giovane tenente Federico Faraglia comandava il drappello d’onore appositamente inviato dal corpo degli Alpini.

Nell’occasione venne girato un film della durata di 40 minuti circa, ad opera di Natale Donneschi.
Ancora oggi, grazie all’operato dei gruppi Alpini di Nave, Cortine, Caino e Lumezzane, quella giornata è stata e viene puntualmente ricordata ogni anno, alla seconda domenica di luglio.

Ogni volta centinaia di persone, salendo in Conche, si stringono attorno all’effigie che ricorda il sacrificio di tante giovani vite nella sterminata pianura russa. Il compito di organizzare questa ricorrenza è stato assunto, a turno, da ciascuno dei sei gruppi Alpini promotori.

La statua sul suo piedistallo - Itinerari Brescia - Fotografia di Francesca Emer ©

Nel 2000, in coincidenza con l’Adunata Nazionale di Brescia, i gruppi promotori hanno portato a termine i lavori di sistemazione dell’intera area sulla quale sorge il monumento dell’Alpino, garantendo spazi più sicuri e percorribili, con rifacimento esterno delle murature, rivestite con pietra di Caleppio.

L’avvio delle operazioni è datato 18 settembre 1999 quando, con cinquantatré viaggi di elicottero, sono stati trasportati lassù pietre, sabbia, cemento e ferro. Altri trentatré viaggi sono stati effettuati con la teleferica.

A tutto ciò vanno aggiunte le non meno di duemila ore di lavoro svolto ogni sabato, a turno, dai 70-80 volontari dei gruppi Alpini sotto la guida di Pierino Benigna, capo cantiere, vero artefice ed ideatore dell’opera. Il tutto è stato inaugurato il 9 luglio 2000, nel consueto appuntamento annuale degli Alpini in Conche.

Testo e Fotografie tratti dalla tesi di Francesca Emer: ” LA VALORIZZAZIONE DELL’ALTA VALLE DEL GARZA, DELLA VALLE DEL VRENDA E DELL’ALTOPIANO DI CARIADEGHE – Reportage fotografico tra marketing territoriale e sapori della natura”.

Francesca Emer possiede un interessante sito internet e una meravigliosa pagina Facebook. Vi consigliamo di visitarle.